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Di cuore e di mente – Le leve interiori del cambiamento – Venezia | Attività sospesa – DPCM 25 ottobre 2020

Trovando le giuste leve possiamo, con sensibilità ed attenzione, generare in noi cambiamenti importanti, vivere bene e allo stesso tempo iniziare un percorso di risveglio interiore.
Si fatica ad accettare l’evidenza degli accadimenti nella propria vita. Facilmente, invece, spostiamo l’attenzione da noi stessi all’esterno, oppure ci carichiamo di colpe e mancanza di autostima partendo solo dal riconoscimento egoico. Nel primo caso distraiamo l’attenzione dagli eventi interiori che possono davvero creare un deciso cambiamento nella nostra esistenza, fatto che comporterebbe un salto di qualità e un rischio di cambiamento reale; nel secondo caso siamo ipnotizzati dalla nostra identificazione con la personalità frontale che si rafforza continuamente nel confronto in modalità sbagliata con gli altri e con un dialogo interiore a senso unico e ripetitivo.
Così facendo, prediamo il contatto con noi stessi e con ciò che davvero ci serve per stare bene e per vivere con soddisfazione, così che la vita diventa un campo di battaglia, una sorta di percorso ad ostacoli e, come dicono coloro che lo vivono in quel modo, “gli esami non finiscono mai”.
Sono certo invece che si possa vivere in modo migliore trasformando il nostro percorso in un viaggio pieno di meraviglie e scoperte, dove la vita ci offre continue possibilità, che ovviamente vanno però colte.

“Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo” esclama nel mito Archimede, scoprendo le leggi della leva.
Due sono gli elementi che costituiscono le leve: mente e cuore, emozione e intelligenza, mentre il punto d’appoggio è l’essere coscienti di sé, l’essere in stato di attenzione e veglia.

Intelligenza emozionale – Usare l’empatia per oltrepassare i limiti – Venezia

L’intelligenza emozionale è legata al buon vivere e allo sfruttare al meglio le proprie caratteristiche e potenzialità negli affetti, nel lavoro e nelle situazioni a volte ostili.
È quell’intelligenza non necessariamente legata alla genialità in un campo specifico, ma alla miglior qualità possibile in tutti gli ambiti di vita, non è un’intelligenza specialistica, ma di apertura verso tutti gli orizzonti.

L’intelligenza emozionale è direttamente correlata all’empatia, che è strutturale nel nostro sistema cognitivo e senza di essa non avremmo relazione con il mondo. 
L’intelligenza emozionale è l’intelligenza più completa, perché sfruttando la velocità del centro emozionale riesce a percepire ciò che accade nell’insieme tenendo conto di molti fattori contemporaneamente, cosa che attraverso un pensiero logico-deduttivo, avverrebbe in un modo talmente lungo e complicato da perdere il presente dell’evento.

Perché questa nostra intelligenza emozionale inizi a funzionare è importante ricondurre e riscoprire l’emozione come relazione fondante con sé stessi e con il mondo, un’emozione che non è istinto ma percezione sottile di sé stessi in relazione agli altri e al mondo. Attraverso questa forma di intelligenza si ha quindi una percezione che si amplia e si allarga sempre più anziché restringersi.

L’intelligenza emozionale, per essere pienamente attiva ha bisogno di alcuni presupposti che proprio in questo seminario andremo a stimolare così da:

  • avere una mente sufficientemente sgombra da processi di pensiero automatici in modo da avere lucidità di visione e di pensiero
  •  avere una buona capacità di osservare e ascoltare sé stessi in modo da non confondere i nostri desideri reali da quelli indotti
  • avere capacità di ascolto degli altri e della realtà che ci circonda il più possibile scevra da giudizi preconcetti o ideologici
  • saper mantenere un sistema psicofisico elastico e malleabile anche nelle situazioni più complesse
  •  saper accettate senza essere spaventati il nostro potenziale emozionale che è ricco di informazioni e di opportunità più di qualsiasi altro processo mentale o cognitivo.

Medici di se stessi – Esercizi di guarigione spirituale nell’antichità – Venezia

“Quando gli umori si mischiano si ha discrasia” diceva Ippocrate.

La guarigione è davvero legata solamente alla malattia? Ci sentiamo malati quando stiamo male, quando abbiamo un disagio, ma siamo certi che la malattia inizi solo quando abbiamo un disagio, solo quando leggiamo il segnale evidente? O più probabilmente, come per tutte le cose dell’esistere, vi è prima un lento accumularsi ed un intrecciarsi di molte cause?

La visione Ippocratica ci indica come prima cosa il mantenimento della salute, una condizione che passa dalla nostra felicità: può sembrare una semplificazione, ma oramai è accertato che i comportamenti vitali, cioè la relazione sana con sé stessi, il sapersi parlare, il darsi fiducia, il creare le condizioni di benessere interiore, producono condizioni ottimali per l’insieme del nostro organismo.

Se ripercorriamo l’antica medicina e le idee dei medici/filosofi dell’antichità comprendiamo subito che l’obbiettivo non è solo curare il corpo, ma l’essere in tutta la sua complessità energetica e relazionale, umanistica e fisica.
Per questo, prima di ogni cosa, l’individuo dovrebbe affinare la propria sensibilità a sé stesso e ai propri segnali, conoscere ciò che lo disturba e gli provoca disagio e generare le condizioni migliori perché questi segnali non si trasformino in quella che comunemente chiamiamo malattia.

Imparare a essere “medici di sé stessi” è un traguardo possibile. Vuol dire innescare tutta una serie di processi che ci permettono di guarire l’anima e di riflesso il corpo. Apprendere che il corpo materiale e spirituale sono fusi indissolubilmente ed il riflesso di uno agisce sull’altro. 
Impareremo quegli “esercizi spirituali” che portano ad uno scorrimento fluido dell’energia, perché la regola fondamentale è che l’energia deve scorrere e dove si formano dighe, blocchi e ristagni iniziano disagi e malattie.

Costruiremo architetture interiori che creino le condizioni migliori per abitare la casa della nostra esistenza interiore e aiutino un sano scambio con gli altri che è la linfa vitale di ogni esistenza.
Quindi la regola d’oro, in controtendenza alla rigidità mentale del fanatico, è quella di non reprimersi, di non obbligarsi, di non mettere l’ideologia alla guida della nostra vita, ma di avere il buon senso di creare, profondamente e con fiducia, la direzione del ben vivere.

Nel seminario verranno applicate antiche strategie che Sauro Tronconi ha ripreso e rielaborato in chiave contemporanea, modalità antropologiche di grande efficacia, non solo per mantenersi “sani”, ma per essere predisposti a una longevità attiva di mente e coscienza. Si può iniziare facilmente un percorso virtuoso che in un breve periodo ci produce risultati evidenti e percepibili, poiché certo lo star male ci dà segnali ma anche lo star bene e in armonia ci dà segnali altrettanto forti.

Bioenergetica – Arrendersi al corpo per superare la paura – Venezia

Creiamo le condizioni per stare bene
Benessere, felicità, affetto, amore, ogni sensazione positiva genera una spinta nella direzione che le imprimiamo. Sappiamo che ogni cosa, anche un’emozione o un desiderio, se non viene continuamente alimentato perde la sua spinta iniziale sino ad esaurirsi. Talvolta le emozioni e i sentimenti legati all’ansia, alla paura, alla sofferenza, pur perdendo la loro spinta iniziale si incistano nel corpo, nella corazza muscolare o nelle reazioni neuro identificative, generando così un’energia che in modo inconscio e sotterraneo le continua in modo subdolo ad alimentare.

Alimentiamo il benessere
Impariamo a non alimentare ciò che rende la vita difficile, a non alimentare rabbia, stress, frustrazione, insoddisfazione, sfiducia verso sé stessi, demotivazione, tutto questo ci indebolisce e non porta ad alcunché. Ma dentro di noi si insinua una modalità di comportamento e di pensiero che diventa un’abitudine e ci fa agire in maniera automatica ogni volta che si generano condizioni simili. Queste azioni automatiche portano energia e rafforzano ancora di più il trauma. La bioenergetica può essere un valido strumento per togliere energia alle “emozioni ed azioni negative” che generiamo in automatico: leviamo loro energia, depotenziando ciò che ci avvelena alimentiamo il benessere. Potremo, da subito, verificare come si alza il nostro livello di benessere.

Arrendersi al corpo per superare la paura
Cambiamo la struttura automatica della paura che mina dall’interno ogni azione rivolta al cambiamento. Per farlo impariamo a conoscere il meccanismo della paura, quando compare, come si manifesta, le sensazioni fisiche che ci provoca. La paura verso ciò che si conosce diminuisce immediatamente, se a questo aggiungiamo una serie di tecniche che allentano lo stato di blocco e di contrazione correlati alla paura, inizieremo ad utilizzare l’energia ritrovata e non sprecata nella tensione per generare una forza interiore attiva, che ci fa diventare più capaci di prendere decisioni per la nostra vita e quindi ci rende più forti. 
Se si mettono in atto delle strategie risananti si vedono subito i risultati, ma occorre un piccolo sforzo. 
Quando impariamo a riconoscere la paura, le sue cause e i suoi effetti, basta una piccola azione volontaria per spezzare il meccanismo. Questo non significa che non avremo mai più paura, ma che quando compare sappiamo mettere in atto quelle strategie che le impediscono di autoalimentarsi. Impareremo ad utilizzare le giuste tecniche, il giusto respiro, la giusta relazione con noi stessi. Per questo servirà una piccola azione volontaria che sarà ampiamente ripagata dal risultato raggiunto.

Alimentare la percezione positiva di se stessi
Un altro aspetto che non dovrebbe mai passare in secondo piano è imparare a non dare attenzione e vedere solo ciò che non si ha, o non si pensa di avere, ma guardare quello che si ha: le nostre caratteristiche, i nostri punti di forza, quelle capacità a cui non facciamo neppure caso. Osservarli e partire da questi punti per creare le nostre ancore, il nostro grounding, i punti di sicurezza attorno ai quali sviluppare altre potenzialità e rafforzarci in quelle che consideriamo le nostre lacune e debolezze.

In questo seminario Sauro Tronconi che è stato allievo diretto di Alexander Lowen, il padre della bioenergetica moderna, ci condurrà attraverso esercizi che coinvolgono il corpo, la mente e le emozioni a generare una condizione attiva di benessere, e ci istruirà a vedere e continuare a rafforzare in noi abitudini benefiche e durature.

Pedagogia della quarta via – Gli insegnamenti di Gurdjieff per l’uomo contemporaneo – Venezia

 

Pedagogia della quarta via
Gli insegnamenti di Gurdjieff per l’uomo contemporaneo

L’insegnamento della quarta via, proprio per la sua dinamica variabilità, il suo adattarsi alla società e al ritmo di vita degli uomini in ogni momento storico si può definire a pieno titolo una disciplina umanistica. È lo studio dell’uomo nella sua interezza, nel suo intero ciclo di vita, si adatta ad ogni periodo della vita, si occupa degli approcci relativi a tutti i compiti evolutivi dello sviluppo.

Serve dunque l’approccio teorico, lo studio delle basi del processo in cui da individuo semiconscio e alieno a se stesso l’Uomo può divenire cosciente di sé. Serve anche l’approccio pratico per portare l’antico insegnamento a nuova vita nella quotidianità.

Un seminario di studio, di pensieri/memi antichi, che diventano nuovi e agiscono con nuova energia vitale.

Obbiettivi/risultati

Imparare a coltivare in se stessi e nella propria esperienza di vita l’educazione alla libertà interiore, allo stato di veglia, alla sperimentazione di un livello diverso di capacità mentali e mnemoniche.

Amarsi per essere amati – Venezia

Seminario del Metodo Self

“Ama il prossimo tuo come te stesso” non è solo un’azione altruista, ci parla di una condizione fondamentale nello sviluppo interiore, la capacità di amarsi. Un amore dato a se stessi nel senso più alto, non certo come atto egoistico, ma come relazione con il cosmo e la bellezza.

Amarsi per essere amati – Venezia

Seminario del Metodo Self

“Ama il prossimo tuo come te stesso” non è solo un’azione altruista, ci parla di una condizione fondamentale nello sviluppo interiore, la capacità di amarsi. Un amore dato a se stessi nel senso più alto, non certo come atto egoistico, ma come relazione con il cosmo e la bellezza.

Così non è scritto – Segni, scongiuri e simboli per modificare il destino – Venezia

Primo seminario residenziale a Venezia, con ritmi e assonanze particolari. Alloggeremo a Palazzo Malipiero Trevisan che sarà tutto riservato da noi. A palazzo mangeremo assieme e lavoreremo nella sala di lavoro adibita.

Questo seminario, trarrà spunto dai luoghi della storia secolare di Venezia, per fare un viaggio di coscienza unico, sarà diviso in due parti, la prima si intitola “Così non è scritto” e sarà un percorso di conoscenza per comprendere come molti uomini, anche se ben consci del fato, avessero però trovato modi per alterarlo a loro favore, o per lo meno con meno variabili distruttive possibile.

Può sembrare un percorso legato alla superstizione, ma in realtà esiste un collegamento diretto con la tecnica e la scienza della nostra epoca, scopriremo che alcuni pensieri e simboli creano delle alterazioni nel processo cognitivo e cambiano la relazione con la realtà, cambiando davvero ciò che sarebbe dovuto essere in altro.

La seconda parte del seminario è un viaggio vero e proprio, un viaggio attraversando le acque per arrivare all’isola di Torcello, la prima Venezia, ove troveremo una apparente stranezza, Osiride a Torcello, le porte dell’oltretomba”, entreremo in luoghi carichi di spiritualità e legati alle porte del passaggio, ma anche alla netta divisione che gli antichi facevano tra il mondo dei vivi e quello dei morti e di nuovo incontreremo il destino e ciò che rappresenta.

La spiritualità del corpo – Venezia

La spiritualità del corpo
Dalla spiritualità alla bioenergetica passando dal corpo

Di solito non si definisce la nevrosi come paura della vita, ma è proprio questo che è: il nevrotico ha paura di aprire il proprio cuore all’amore, paura di scoprirsi o di farsi valere, paura di essere pienamente se stesso.” Alexander Lowen

Al di là dell’ideologia, quando un individuo inizia a diventare più sensibile, ad avere una percezione della sua vita più intensa e profonda, apre una porta che inizia a veicolare una enorme quantità di energia e relazione con ciò che lo circonda, con la sensazione di perdere quel controllo legato al suo io e alla sua identità che tanto faticosamente ha costruito nel corso della sua vita. Ha l’impressione di essere trascinato fuori dal suo spazio di sicurezza, dai suoi limiti. Essere più vivi e vere più sentimenti fa paura. Se una persona è sana vuole essere più viva e sentire di più ed è normale avere paura del cambiamento.

Cambiare, crescere, evolvere significa prima di tutto accettare di sentirsi; Lowen ci indica la strada maestra, il corpo: è dal corpo che si deve iniziare ad avere percezione di Sé, il corpo non mente e vive nel presente pur avendo una profonda memoria. Normalmente, l’individuo che riesce ad abbattere in modo significativo gli attriti determinati dalle spinte interiori, si scuote dal suo torpore in relazione ad eventi eclatanti o a shock, questo individuo ha ben registrato in automatico che sentire ed essere vivi lo pone in una situazione di crisi e ne ha paura, una paura che normalmente non si palesa direttamente. Molti sviluppano sistemi anestetici si affaccendano continuamente per non sentire, diveniamo frenetici ingigantendo i problemi quotidiani e trasformandoli in nevrosi per non incontrare noi stessi ci teniamo occupati con problemi che dobbiamo far diventare sempre impellenti, non contenti cerchiamo di appesantire il coperchio sulla nostra essenza con droghe di ogni tipo dall’alcool agli psicofarmaci, bloccando ogni spinta evolutiva interiore che diviene fonte di sofferenza perché ci ostiniamo a combattere e reprimere la nostra natura profonda che è sempre evolutiva.

Poi la ciliegina sulla torta è data dal fatto che ci convinciamo e cerchiamo continui rafforzi esterni per confermarci che la vita sia da dominare, da piegare alle nostre esigenze, senza comprendere che null’altro facciamo che spegnere la parte più importante e vitale del nostro essere. Crediamo che abbandonarsi alle emozioni sia pericoloso, siamo tenuti a dimostrare di essere e non a essere realmente, fare di più e sentire di meno, la frenesia come realtà di vita mentre ci illudiamo che questo ci renda felici e dia un senso alla nostra esistenza.

Alexander Lowen ritrova il corpo, dice chiaramente che noi siamo prima di tutto corpo nel mondo e cerca attraverso la semplicità e la chiarezza del corpo di liberare le emozioni e le spinte evolutive più potenti, in qualche modo inverte il processo, non più vedere solo l’uomo attraverso la mente o attraverso la coscienza, ma dal corpo alla coscienza di sé.

• Il grounding di Lowen diviene integrale se cominciamo a percepire noi stessi, i nostri processi, l’insieme di ciò che siamo. Il grounding diviene un simbolo, come direbbe Jung, del nostro rapporto con la realtà.

• La pancia e la respirazione addominale. L’approfondire la respirazione, l’allentare le tensioni che costringono le pulsioni dell’energia sessuale, come indica Lowen diventano simbolo di soddisfazione, felicità, affettività completezza vitale e intelligenza del vivere.

• Il mio corpo nel mondo è accettazione della materia, ma diviene anche attraverso la percezione di se stessi, non solo mentale ma anche di emozione e sensibilità, individuo reale nel mondo.

• La spiritualità non è più un elemento distaccato e mentale del nostro vivere ma parte integrante della realtà, una vela che ci spinge verso nuove mete da esplorare.

Gli algoritmi della coscienza – Venezia

Seminario del Metodo Self

Ho trascorso tutta la vita a fare ricerche ed ho scoperto che gli esseri umani sono più di quello che nella nostra epoca appaiono, ho trovato sapienza e saggezza, ho trovato una profonda lettura dell’animo umano, delle sue aspettative e della coscienza.
Ma ho anche scoperto che in questa saggezza millenaria nulla viene lasciato al caso.
Gli algoritmi sono procedimenti sistematici di calcolo, significa che una serie di passi portano sempre al risultato.

Nei tradizionali percorsi di psicologia antica vi sono decine di algoritmi atti a condurre o a creare un particolare stato di coscienza, ma come si sa gli algoritmi cominciano a diventare potenti e portanti quando vengono assemblati assieme nel giusto modo. 

Questo è lo scopo di questo seminario: 
unire differenti algoritmi appartenenti a differenti culture in differenti tempi, per creare un effetto complessivo evolutivo e far ripartire quella meravigliosa “macchina” che è la nostra coscienza evolutiva.