
Da lunedì 26 gennaio a lunedì 23 febbraio ore 20,30
C’è un’idea che ci rovina la vita senza fare rumore: la menzogna sarebbe solo quella detta agli altri. In realtà il primo teatro è interno. La menzogna è una tecnica, spesso involontaria, con cui difendiamo il nostro automatismo, proteggiamo l’immagine, evitiamo vergogna, paura e responsabilità. E quando questa tecnica diventa stabile, smettiamo di usarla. È lei che usa noi.
In queste cinque serate non propongo un corso di moralismo, né una gara a chi è più “autentico”. Propongo un lavoro di precisione: vedere dove ti racconti storie, come te le racconti, che cosa ci guadagni nell’immediato e che prezzo paghi dopo. Qui entra il Metodo Self: corpo, respiro, attenzione e linguaggio, perché nella vita vera sono un unico impasto. L’obiettivo è semplice e scomodo: imparare a non mentire a te stesso, e quindi smettere di vivere in un “programma” che ti guida mentre tu credi di scegliere.
Uso spesso due immagini che non sono solo narrativa: Pinocchio e Matrix. Il naso che si allunga non è una punizione, è un indicatore di dissonanza, qualcosa in te sa che stai staccando ciò che senti da ciò che dici. E la pillola rossa, nel quotidiano, è un istante di lucidità in cui smetti di raccontartela e vedi. Poi scegli. “Vedere e scegliere”, non promettere, non recitare.
Ogni serata apre un tipo di menzogna e lo collega a un punto pratico: narrazione interiore, ego e riconoscimento, paura del giudizio, imitazione dei modelli, fragilità e vergogna. Lavoreremo con micro-pratiche essenziali, senza psicologismi da talk show: portare presenza, osservare, cristallizzare ciò che hai visto e portarlo nella settimana.