IL GIUSTO RIPOSO

Roberto non dormiva più come una volta. Quei beati sonni tutto d’un fiato dove la mattina ti svegliavi riposato e desideroso di iniziare una nuova giornata erano ormai un ricordo sbiadito. La cosa era andata gradualmente peggiorando, senza un preciso motivo. All’inizio qualche ora in meno di sonno faceva anche comodo, ma col passare del tempo il mancato sonno notturno era diventato uno stato diurno a rallentata reattività, come se la vita accadesse sempre qualche minuto prima di essere percepita.
Prima aveva provato con la valeriana, poi la melatonina, poi un blando sonnifero, ma gli effetti erano stati praticamente nulli. Anche il sonnifero gli procurava un paio di ore di sonno pesante ma null’altro. Non voleva andare oltre coi farmaci, le dipendenze lo spaventavano.
Allora aveva tentato la via della meditazione, con l’unico risultato di addormentarsi mentre meditava ed essere ancora più sveglio e agitato dopo. Poi tentò con la fatica fisica, in effetti aveva un lavoro sedentario e l’ora di palestra 3 volte alla settimana non era sufficiente per stancarsi. Allora tento con la corsa preserale, un’ora al giorno: unico risultato bei muscoli nelle gambe, ma del sonno, quello vero nemmeno l’ombra.
Aveva anche provato col sesso, tutte le sere prima di dormire, aiutato da una moglie collaborativa che aveva provato a stancarlo bene durante l’amplesso, ma quella sessualità forzata era diventata più deprimente di una pillola.
Roberto non sapeva più cosa fare.

Uno stanco giorno di dicembre, dove anche la luce contribuiva a quell’atmosfera ovattata e sonnolenta che era oramai diventata la sua vita arrivò in ufficio. C’era uno strano movimento in azienda da un po’ di tempo si parlava di tagli al personale, ma questo problema sembrava appartenere ad altri. Il capufficio lo chiamò, gli disse che c’erano problemi, avrebbe finito le ferie e poi sarebbe andato in mobilità per un anno. Il primo campanello d’allarme. Sentì una specie di rabbia nascergli dentro, dopo 15 anni di lavoro lo mollavano così. Lo colse una profonda tristezza, un certo senso di angoscia che sostituì quello ovattato e sonnolento che lo accompagnava da tempo. Decise di usufruire delle ferie da subito, non aveva grandi consegne da passare e glielo permisero, usci nella fredda mattina che cominciava a nevicare, decise di tornare a casa. La moglie non lo aspettava, non lo sentì arrivare, era seduta davanti al televisore con gli occhi fissi, tristi, quella tristezza che si permetteva solo quando nessuno era a casa. Non si fece vedere ritornò fuori pensoso, come aveva fatto a non accorgersi di tutto questo? Il dolore gli attanagliò il cuore, dov’era lui mentre tutto accadeva? Camminò a lungo nella città, sentiva i piedi gelati, si fermò in un bar ordinò il solito caffè, ma dopo averlo bevuto sentì l’odore della cioccolata calda venire dal tavolo vicino dove due fidanzati si sorridevano giocando con la panna che ricopriva il cioccolato. Ne ordinò subito una. Una libidine, iniziò dalla panna, tuffò il cucchiaino nel cioccolato profumato, sentì le papille sulla sua lingua eccitarsi e si sentì appagato e soddisfatto. Adesso si era riscaldato e poteva continuare a camminare. Passando davanti ad una vetrina si specchiò, il cappotto scuro, i pantaloni e la sciarpa grigi, le scarpe nere, contrastavano con i colori della vetrina. Non resistette ed entrò. Jeans, maglione rosso, sciarpa colorata, li volle indossare subito. Si guardò allo specchio, si sorrise…. Si sentiva vivo dopo tanto tempo, tante emozioni diverse, di piacere, di dolore, di tristezza e di gioia, ma era vivo e si percepiva. Tornò di fretta verso casa, all’angolo comprò un colorato mazzo di fiori avvolto in una carta arancione che contrastava col colore del cielo. Lo protesse sotto il cappotto dalla neve che aveva ricominciato a cadere, entrò rumorosamente in casa e diede i fiori a sua moglie sorridendo.

Quando alla sera andò a letto si sentiva tutto eccitato, avrebbe passato un’altra notte in bianco, ma non era un problema… grande fu la sua sorpresa alla mattina quando si svegliò aveva dormito tutto d’un fiato… comprese… per dormire bisognava prima essere svegli.

Un racconto di Sauro Tronconi

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