Reiki-Do

Reiki-Do, ovvero “la via della connessione tra l’energia universale e l’energia individuale”, è un metodo che consente di aumentare la naturale connessione fra le bioenergie di ciascun essere umano e le energie dell’universo.

Sino alla fine del 1800, il Reiki-Do era riservato a pochi eletti ma ora, dopo essere stato reso fruibile in Giappone a livello popolare, è ampiamente diffuso in occidente.

L’uso di questa tecnica si estendeva anticamente sino al bacino del Mediterraneo ed è giunto in Giappone 2500 anni fa, con i primi monaci buddisti.

Ma, mentre il metodo di applicazione della tecnica è praticamente scomparso in occidente, in Giappone è rimasto integro grazie alla particolare situazione geopolitica di quel paese.

Cosa significa Reiki-Do

Reiki-Do significa la via della connessione tra l’energia universale e l’energia individuale.

REI – Principio universale, zero e tutto assoluti.

KI – Carattere individuale, spirito vitale, animus, Purvsha, elain vital.

DO – La via, grado, il percorso graduale di tutte le discipline che portano all’evoluzione.

Un’altra interpretazione può essere:

REI – Il suono di base dell’universo, l’OM originale creativo, il vitale, il canto dell’universo, il rumore del Big-Bang, la vibrazione cosmica, lo Spirito Santo o luce, Brahmin, il prana, il mana, il ch’i (ogni cultura o religione lo chiama in modo diverso).

KI – Energia vitale individuale dell’essere umano, cioè la condensazione, nel nostro sistema, dell’energia globale che noi assorbiamo normalmente e che ci da la vita.

DO – Ogni strada comporta spostamento. Il nostro essere attivi, ricercatori.

Parlandovi in maniera entusiastica del Reiki-Do non vorrei dare l’impressione di avere in mano la “verità assoluta” o certezze incrollabili.

Forse sarò viziato nella mia esposizione da quello che ho sperimentato. Non voglio dare nulla per scontato, sono un ricercatore e per questo sono pieno di dubbi e incertezze.
Spesso, volutamente, mi contraddico, dando vari punti di vista.

Non esistono certezze, l’unica certezza è il cambiamento. Lasciamo la verità ai condottieri, ai “duci”, ai fondamentalisti.

Noi vogliamo crescere e, per farlo, dobbiamo muoverci, non arroccarci sulla “verità”.

Cos'è il Reiki-Do

Nel corso della mia ricerca sull’energia, sulla consapevolezza e sull’evoluzione della coscienza, ho visto praticare e ho sperimentato numerosi metodi. Da tecniche antiche della tradizione orientale a metodi legati alle scuole esoteriche occidentali, fino alle metodologie scientifiche delle tecniche psicoanalitiche occidentali moderne.

Tutte queste tecniche hanno effetti straordinari, ma solo su determinati tipi di individui e richiedono comunque tempo e impegno costante.

Con il Reiki-Do mi sono imbattuto in un mezzo di una velocità straordinaria e soprattutto adatto a tutti. Naturalmente non voglio dar adito a fraintendimenti, l’evoluzione della coscienza e la crescita interiore richiedono comunque impegno e responsabilità, ma ho verificato veramente un grande supporto ed una forte accelerazione dei processi energetici dopo l’attivazione della connessione Reiki.

Il Reiki-Do è l’attivazione vibrazionale di uno dei tanti canali che ci tengono in connessione con l’energia universale. Abbiamo visto, nei capitoli precedenti, che l’essere umano è immerso, compenetrato e formato di energia, dalla forma più densa (soma), alla psiche, ai campi energetici che ci circondano (campi aurici). E tutto questo forma un continuo processo osmotico che ci fa essere parte totale e integrante dell’energia universale.

Che cosa sono il dolore, la sofferenza, il piacere, la morte, la felicità? Sono ponti straordinari, stati di passaggio, di vibrazione, di interazione, con l’energia totale dell’universo; sono la vita. Pensate alla grande energia sprigionata dall’orgasmo e a che fusione con l’universo porta; non a caso viene definita, la piccola morte. La nostra pulsione di fusione, il nostro ritorno inevitabile all’inizio originale, alla possibilità iniziale, è ineluttabile. Le nostre sofferenze spesso sono legate al non lasciar fluire l’esistenza, al resistere al nostro percorso naturale evolutivo, all’essere sordi a quello che ci succede e ai segnali del nostro corpo. L’essere in balìa di una visione meccanicistica, mediata attraverso la visione della realtà, trasformata in sogno dalla nostra mente razionale, ci porta a vivere in una realtà virtuale.

Che cos’è il Reiki-Do?

Una forma di connessione originale, scevra dalle nostre interferenze, un ritorno a qualcosa che fa parte integrante del nostro essere, ma allo stesso tempo una connessione diretta, senza intermediari interni o esterni.

Si può facilmente divenire canali per questa forza ristabilizzante, vitale, guaritrice. Non viene aggiunto nulla a quello che siamo, aiuta però la nostra evoluzione a tutti i livelli, indirizzandosi esattamente dove c’è bisogno. Alcuni chiamano questa energia, intelligente.

E’ possibile anche definirla così. Io penso che tutta la spinta evolutiva sia intelligente, ma non è detto che l’acqua che riempie automaticamente gli spazi vuoti sul suo percorso e che segue la pendenza si possa definire intelligente. L’energia, naturalmente, non va dove decidiamo noi, o almeno non ad un livello di coscienza ordinaria, ma va dove è necessaria.

Certamente la vita è un mistero, ancora non sappiamo perché questo addensamento energetico a strati, chiamato essere umano, vive. Però accade, ed è certo che noi traiamo il nostro sostentamento non solo dal cibo, ma da moltissimi fattori di scambio energetico. Difficile, come al solito, dare immagini per descri vere questi fenomeni, pensate ad un fisico che deve raccontare un’equazione…., facciamo comunque un esempio.

Vi ricordate il nostro sistema energetico verticale, lungo il midollare, la connessione con i chakra e così via? Immaginate che questo sistema sia un tubo che contiene milioni di passaggi energetici, collegato sulla sommità del capo, nella zona della “fontanella”, con il chakra della corona.

Con l’attivazione Reiki-Do viene messo in vibrazione uno di questi passaggi, in modo che il sistema energetico globale diventi un tramite e assorba questa energia, questo livello di frequenza in cui siamo immersi. Il nostro livello di percezione con i sensi è molto limitato, pensate all’udito e a come sia per noi una fortuna avere sentore di una gamma di frequenze poco estesa.

Se per qualche interferenza noi ci trovassimo a possedere un udito come quello di un cane, che sente un rumore a chilometri di distanza, avremmo in testa una confusione terribile. Immaginate, ad esempio, il rumore che produce una stella al momento dell’esplosione o quello terribile che è accaduto nel Big-Bang primordiale e che, secondo gli astrofisici, permea ancora il nostro universo.Se percepissimo questi rumori impazziremmo subito.

La provvida natura ha posto degli argini che ci fanno rimanere all’interno di canoni ben precisi. Questa è la nostra salvezza, ma anche la nostra maledizione, perché tale struttura ci preclude la conoscenza di una realtà extrasensoriale e non solo per quanto concerne l’udito.

Dopo aver attivato col Reiki-Do il recettore vibrazionale, si hanno sensazioni ed esperienze che variano da individuo a individuo, ma sempre limitate al nostro contesto sensoriale. Vi sono, però, tutta una serie di situazioni esperienziali che vengono vissute in maniera evidente. Ci è comodo dividere in più piani il nostro insieme. piano fisico, spirituale, emotivo e psichico, in realtà l’energia agisce contemporaneamente a tutti i livelli, visto che siamo un’unità di tutto questo e anche di molto altro.

In sintesi, l’attivazione del canale, che ci permette di far scorrere l’energia vitale universale, sollecita l’autoguarigione naturale ripristinando l’armonia fisica e il benessere spirituale, si adegua alle necessità spirituali dell’individuo, porta, di conseguenza, equilibrio alle nostre riserve energetiche.

Dopo l’attivazione Reiki-Do il nostro insieme psicofisico inizia a lavorare in modo naturale per sciogliere i blocchi energetici e per purificare il corpo dalle tossine accumulate nel corso degli anni. In alcuni individui, questo processo può esplicarsi attraverso vari livelli di spurgo attraverso alcune vie fisiche, come le urine e il sudore. Ma il processo di spurgo si esplica anche attraverso altre vie e non ultimi dobbiamo considerare gli assestamenti a livello emotivo.

L’energia Reiki ci aiuta anche ad aprirci a livello sensoriale e a divenire più sensibili, di conseguenza aumenta la capacità di osservazione. Diventare consapevoli e responsabili dovrebbe essere, per il ricercatore, la naturale conseguenza di tutto ciò. Cerchiamo di vedere questo nell’ottica giusta, vi ricordate quegli stupendi film di fantascienza degli anni ’60, dove arrivava una luce verde dallo spazio che irradiava gli uomini sconvolgendoli e mondandoli da ogni peccato? Il passaggio dell’energia Reiki è tutt’altra cosa.

Questa energia, in ultima analisi, non vi guarisce, non vi trasforma, bensì determina, attraverso una sollecitazione, uno sblocco e un innalzamento dei vostri processi energetici di osmosi, guarigione e trasformazione. Agisce assomigliando al concetto dell’omeopatia “Similia similibus curantur” (i simili sono guariti dai simili).

L’energia Reiki sollecita i naturali processi del nostro organismo che ha in sé tutti i mezzi di guarigione. Torniamo al concetto di prevenzione. Il Reiki-Do è la base essenziale del concetto di prevenzione naturale. Dobbiamo vedere la prevenzione naturale come la rinormalizzazione di un essere umano dotato di difese naturali sufficientemente sviluppate perché non ci sia bisogno di rincalzarle senza posa. E’ chiaro che lavorando con il Reiki alla radice degli ingorghi energetici, prima che si condensino in malattia, si mantiene un equilibrio energetico ed e, per questo motivo, uno straordinario mezzo di prevenzione.

Il Reiki-Do porta allo sbocco e all’apertura naturale, attraverso la connessione con quello di cui è plasmato l’essere umano: energia. Il liberare naturalmente il flusso dei nostri passaggi energetici, ci porta, in maniera naturale (come è enunciato in tutti i testi sacri, dalla bibbia ai veda), a divenire noi stessi canali, tramiti per il passaggio di questa energia armonica e ristabilizzante, dando la possibilità anche agli altri di sperimentare, in maniera pulita, non contaminata, questa energia tramite l’imposizione delle mani.

Questa energia non è mai contaminata, perché non è la nostra mente a gestirla, bensì le logiche della fisica e della natura. Quindi non arriva mai in quantità superiore al necessario, va sempre dove c’è squilibrio e spazio di risonanza e ci conduce verso la radice dei problemi e dei blocchi.

Una volta attivato questo passaggio di energia, essa continua per sempre ad essere assimilata dal nostro sistema energetico, dandoci, se lo desideriamo, sempre nuove possibilità. Ovviamente, non essendo la nostra bioenergia (energia personale) ad essere usata, si può far da tramite in maniera illimitata. Anzi, più la usiamo e più ci attraversa velocemente, più ci manteniamo in uno stato di equilibrio evolutivo.

Se l’acqua di un pozzo non viene usata diventa stagnante e imputridisce, mentre più se ne usa, più la falda ricambierà l’acqua, mantenendola fresca e pulita. A questo punto, dopo questo lungo antefatto sulle capacità “miracolose” del Reiki-Do, viene da pensare che sia la panacea universale in grado di mondarci da tutti i nostri mali, una forza divina dispensata ai più bravi e meritevoli, solo perché partecipano ad un seminario di qualche giorno. Nulla di più sbagliato! Se siete in questa ottica non venite ad un seminario di Reiki o almeno non venite ad un mio seminario.

All’apparenza il Reiki-Do può sembrare un metodo che si può affrontare in maniera passiva, così come siamo normalmente abituati a subire le nostre situazioni qui in occidente, in questa cultura che ci rende passivi spettatori di avvenimenti mondiali, seduti nelle nostre comode poltrone davanti al televisore, divisi e separati dagli altri, dalla natura e anche da noi stessi. Non è così.

Con l’aiuto di questo straordinario metodo, possiamo cominciare a prenderci le nostre responsabilità, a vivere in maniera consapevole, a crescere osservando e accettando anche quei segnali che sono le nostre malattie e i nostri blocchi, non aspettando che un’energia esterna arrivi e ci eviti lo sforzo della nostra responsabilità. Purtroppo molte persone si avvicinano al Reiki-Do con questa mentalità, supportati da ciarlatani di varie risme e si ritrovano, ovviamente, con un altro fallimento da mettere assieme a tutte le altre cose che hanno iniziato e non hanno concluso.

Se iniziate un vero processo di crescita consapevole, i risultati saranno veramente straordinari, avvicinatevi al Reiki-Do con la voglia di sperimentare, di mettervi in discussione, aperti e disposti ad affrontare quello che l’energia porta alla coscienza di ognuno. Troverete sicuramente il metodo adatto alla vostra evoluzione.

Storia del Reiki-Do

Storia del Reiki-Do

La storia della riscoperta del metodo Reiki-Do è relativamente recente, si parla della fine del XIX secolo, ma nonostante ciò, è ammantata di mistero, incongruenze e imprecisioni. Ci sono pochissimi dati sicuri. Ed è per approfondire il Reiki o Reiki-Do, come lo chiamano in Giappone, che mi sono recato direttamente sul posto per una ricerca sulle radici del metodo.

Le mie ricerche hanno apportato alcune modifiche alla storia e alle origini del Reiki che si trovano comunemente scritte sui libri. Di questo e di molto altro devo ringraziare il reverendo Gyö Yakada Hizuguchi, monaco buddhista più che ottantenne di Takayama, sulle Alpi Giapponesi, profondo conoscitore del metodo e che ha conosciuto personalmente Chijiro Hayashi, ufficiale di marina e secondo maestro in linea diretta dopo Mikao Usui.

Il reverendo Hizuguchi è un monaco che pratica meditazione Zen e continua ad usare il metodo Reiki-Do collegandolo alle discipline del Buddhismo esoterico, legate ai Buddha della guarigione e a particolari pratiche. La visione di questo grande Maestro è molto ampia e a volte comprendere è veramente difficile.

Il concetto principale della visione del Buddhismo Zen di questo Maestro è che l’uomo è sempre uno specchio su cui si riflette una coscienza superiore, alla portata di tutti e che il passaggio di questa comprensione/conoscenza dipende da noi, dalla nostra evoluzione.

Non ho la certezza matematica che le informazioni che vi riporto siano esatte, ma dai pochi segni che ho trovato sono le più ragionevolmente vere. Grazie alle indicazioni di questo Maestro, ho potuto trovare in giro per il Giappone, varie testimonianze, forse proprio per una volontà precisa di questo vecchio. Una cosa da tenere sempre presente è quella di avere a che fare con persone molto particolari che non prendono quasi mai posizioni decise, come noi occidentali, si o no, ma preferiscono “forse” e questo per una ricerca di dati è comunque un grosso limite.

E’importante comprendere il significato della tradizione orale. Il Buddhismo Zen, ad esempio, ha una bibliografia molto limitata, proprio perché è legato all’esperienza diretta. Ed anche le discipline legate alla trasmissione di energia ed al suo innalzamento sono tramandate solo oralmente, da Maestro a discepolo, in maniera esperienziale. Il Reiki-Do, nella sua forma originale, è una di queste.

Non può essere appreso attraverso la conoscenza, ma attraverso l’apertura esperienziale della coscienza. L’esperienza, per essere tale, può essere solo diretta, non può essere sostituita da nessun palliativo e tantomeno dai libri. E qui apro una piccola parentesi per meglio farvi comprendere. Nella ricerca che per tutta la vita mi ha portato alla presenza di tanti personaggi, alcuni straordinari ed illuminati, altri chiari bluff, ho imparato a riconoscere e sentire la quiete, il silenzio e l’unione che emana dalla presenza di questi spiriti illuminati.

La prima frase che il monaco Hizuguchi mi ha detto dopo due ore di meraviglioso silenzio è stata:
“Se sei qui, che non è il luogo giusto, guarda la correttezza di questo”.
Secondo questo monaco, Mikao Usui (Usui in Giappone è un cognome molto comune) non si è mai spostato dal Giappone, al massimo potrebbe essere andato in India, ma il Maestro Hizuguchi ne dubita molto.

La leggenda in occidente è stata racconta nel seguente modo: Mikao Usui era un insegnante in una scuola cri stiana di preti a Kioto e la sua ricerca iniziale partì dal fatto che Gesù Cristo compiva le sue guarigioni imponendo le mani e il dottor Usui iniziò a ricercare le tracce di questo metodo, prima in America, a Chigago, poi in India cercando in antichi testi sia cristiani che Indiani e cinesi. Poi tornato in Giappone scoprì nelle Sutre Buddhi, scritte 2500 anni fa in sanscrito, le risposte alle sue domande. Meditò e digiunò per ventuno giorni sulla montagna sacra e tornò con la conoscenza del metodo Reiki. Tutto questo, anche alla mente meno attenta, può sembrare un po’ superficiale.

Ho cercato di raccogliere dati e testimonianze, almeno nei luoghi di origine, e non ho dato per scontato leggende e racconti letti sui libri e non fondati su testimonianze sicure e concrete. Per osservare meglio il concetto, spostiamoci all’origine, in India. I Veda sono antichi testi sacri, scritti in lingua sanscrita, probabilmente risalenti ad oltre 6000 anni fa. Questi testi, tradotti in lingua occidentale, sono completamente snaturati e inutili.

Il significato originale dei Veda, non era basato sul concetto che esprime la parola, ma sull’esperienza fonetica che l’individuo ottiene pronunciandola. Per questo motivo, questi testi, prima di essere scritti anche in lingua sanscrita, erano stati tramandati per migliaia di anni oralmente, lo scriverli li avrebbe snaturati dalle esperienze associate al suono. Secondo L. B. G. Tilak( ) la composizione degli inni vedici risale al 4500 A.C. Tilak, attraverso una straordinaria ricerca sui ragguagli astronomici contenuti nei testi vedici, ci indica questo periodo “allorché l’equinozio di primavera cadeva nella costellazione di Mriga (Orione)”.

Attraverso una serie di calcoli matematici sulle grandi costellazioni, fatti da studiosi indù ed europei, si inizia ad intravedere una storia antichissima che accomuna tutte le popolazioni Indo-europee di origine ariana. Dagli antichi scritti vedici, gli studiosi hanno elaborato la teoria che il nostro pianeta abbia degli spostamenti ciclici del suo asse, con le debite conseguenze per il clima.

Non si arriva all’apertura della coscienza attraverso la conoscenza, si arriva alla conoscenza attraverso l’apertura della coscienza. Quello che ragionevolmente ho estrapolato dalle mie ricerche è dunque questo: Mikao Usui era probabilmente un monaco buddhista che ha avuto il grande merito di portare a livello popolare una pratica legata alla tradizione buddhista esoterica.

Questa pratica ha avuto una sperimentazione di oltre 2000 anni in Giappone e forse di altri 4000 in India ed era legata a ristretti circoli di monaci. Mikao Usui probabilmente è entrato in contatto con un maestro o con una setta buddhista dell’epoca; dopo un lungo tirocinio, ne ha appreso il metodo e lo ha chiamato Reiki-Do, che significa, la via della connessione tra l’energia universale e lo spazio individuale.

Cerchiamo di comprendere i presupposti storici e culturali che hanno portato alla divulgazione del metodo. Secondo la tradizione, il Buddhismo venne introdotto in Giappone nel 552 a.c. e per circa tre secoli fu praticato esclusivamente dalle classi nobili e da sacerdoti appartenenti anch’essi al ceto aristocratico. Potrete comprendere come, per migliaia di anni, alcune pratiche siano rimaste di uso esclusivo di alcune caste e legate a dinamiche di potere, come, ad esempio, l’uso delle energie a scopo terapeutico.

Prima di arrivare in Giappone, il Buddhismo ha compiuto un lungo tragitto, partendo dal suo luogo di origine, l’India orientale, e diffondendosi in tutto il sud-est asiatico e la Cina. In origine questa filosofia dava moltissime possibilità di apertura, proprio per il suo carattere originale di ricerca al di fuori degli schemi, quindi nel suo passaggio attraverso culture antichissime, ha metabolizzato e assorbito metodi di evoluzione della coscienza tra i più diversi, iniziando di nuovo un’opera straordinaria di sperimentazione, dando nuova vita a metodi persi nella notte dei tempi.

Col passare dei millenni, naturalmente, le cose cambiano, e spesso le tradizioni incontrate divengono più forti dell’insegnamento originale, senza mettere in conto la straordinaria capacità della mente umana di schematizzare, inscatolare mettere sotto controllo, soprattutto a fini di potere e di ego.

Pensate che il Buddhismo giapponese è composto attualmente da 56 correnti principali e 170 secondarie. Questa antichissima pratica di guarigione, attraverso l’apertura dei canali energetici e successivamente con l’imposizione delle mani, si perde nella storia più remota dell’evoluzione dell’uomo su questo pianeta e naturalmente si ritrova un po’ dappertutto, anche con segni abbastanza precisi, con simboli, leggende e moltissimo altro.

Il Reiki-Do è sicuramente stato assorbito, assieme a tante altre pratiche, nel cammino che ha percorso il Buddhismo verso est. La base del metodo si è mantenuta intatta nel corso dei secoli, perché, per ottenere la vibrazione ricettiva del passaggio dell’energia, vi è una tecnica precisa, con precisi connotati matematici; mentre la metodologia di applicazione, i risvolti filosofici, l’apprendimento, hanno sicuramente subito influenze e trasformazioni attraverso la sperimentazione di migliaia di persone in 20 secoli.

Il contesto storico-culturale giapponese si è mantenuto pressoché intatto fino al 1868, quando il sistema politico, detto “Bakufu” (Shogunato), piuttosto simile al sistema feudale del Medio Evo europeo, ebbe termine. Si ebbe , così, in Giappone la restaurazione del potere imperiale, con l’ascesa al trono dell’imperatore Meiji (1868 – 1912).

In questo periodo il Giappone assistette alla nascita di un governo progressista e giovane che creò un profondo cambiamento culturale nel paese. In questo contesto probabilmente Mikao Usui ebbe il grande merito e la possibilità di portare a livello popolare questo metodo chiamandolo Reiki-Do.

Usui ebbe diversi allievi, uno di questi fu un ufficiale in pensione della marina. Egli aiutò molto la diffusione del Reiki-Do aprendo una clinica e dando l’insegnamento a diversi allievi in maniera completa. Una di queste allieve, la Signora Hawajo Takata, una giapponese naturalizzata americana, lo esportò alle Hawaii subito prima dello scoppio della seconda guerra mondiale.

E questa è la linea di tradizione che, attraverso gli anni e i vari punti di vista di chi la propugna, è giunta sino a noi occidentali. In Giappone, per quel che ho potuto osservare, c’è stata una regressione del fenomeno, sino a tornare ai tempi di Usui. Poche persone in ristretti circoli praticano Reiki. Il reverendo Hizuguchi fa parte di quegli allievi che, negli anni ’30, ricevettero questa preparazione da Hajashi ed essendo egli un monaco buddhista, lo ha naturalmente ricollegato, nel corso della sua lunga vita, all’origine del metodo.

A questo punto, si possono notare notevoli differenze tra la mia esperienza e quella di altri, ma come non posso suffragare con documenti la mia versione, anche gli altri, comunque, non possono fare altrettanto. Qui la visione differisce sostanzialmente anche a livello ideologico, se vi fa piacere e vi stimola vedere Mikao Usui come una specie di santo al quale Dio, come a Mosè sul monte Sinai, diede la conoscenza, va benissimo. Se volete vedere questa straordinaria energia dispensata direttamente da Dio o da chi ne fa le veci, come piace molto agli americani, è ottimo anche questo.

Se avete una visione più pragmatica, legata alla sperimentazione e non alla fede (in senso fondamentalista) e siete degli “entronauti”, degli esseri umani alla ricerca della vostra evoluzione, e quindi ricercatori attenti, allora la pensate come me.

Qualcuno chiese a Buddha: “Cos’è la verità?” e lui rispose: “Ciò che funziona.”

Effetti del Reiki-Do

Effetti del Reiki-Do

Senza scendere in dettagli scientifici, che affronteremo in maniera particolareggiata nei capitoli che seguiranno, vi dò una piccola panoramica di quello che è possibile sperimentare dopo un attivazione del recettore di frequenza.

Gli effetti dell’energia Reiki non solo si sperimentano in prima persona, ma tramite l’imposizione delle mani si possono far sperimentare anche ad altri e possono agire su animali, piante, cibi, medicinali ecc.. E’ frequente provare, da subito, un’ accentuata capacità reattiva sia emozionale che fisica, e spesso il sonno diviene più profondo e produttivo.

Si può inoltre verificare questa energia trattando. piccole ferite, ustioni leggere, traumi, ematomi, cicatrici, distorsioni ecc.. con risultati eccellenti, provate su di voi o sulle persone care che avete vicino, sui bimbi ad esempio si vedono molto bene i risultati, poichè i bambini hanno già un alto livello di reattività naturale ed un metabolismo più accelerato e spesso con l’imposizione delle mani i risultati sono quasi immediati.

Nei seminari o alle conferenze vi è sempre qualche genitore che racconta un episodio di intervento sui figli. Se vi sono problemi particolari in punti ben localizzati i tempi di intervento sono ovviamente molto più di tre minuti, vi consiglio almeno un quarto d’ora sul punto specifico, seguite comunque la vostra sensibilità e ripetete l’applicazione spesso per aumentare il processo di guarigione, il Reiki-Do si trasmette anche ad una distanza di cinque o sei centimetri, non è quindi necessario appoggiare direttamente le mani se vi sono difficoltà pratiche.

E’ ovvio che l’intervento Reiki-Do non vi sottrae alle normali operazioni di pronto soccorso. Mi è stato riferito da centinaia di persone ed anche io stesso l’ho sperimentato diverse volte, che spesso non si formano nemmeno gli ematomi dopo aver ricevuto un colpo, vi è un riassorbimento molto rapido, si evitano gonfiori, arrossamenti, irritazioni, dopo una piccola ustione. Ad esempio, se viene subito imposta la mano, non si forma la tipica vescica dopo un’ustione, o comunque è molto più ridotta e vi è in generale un buon aumento di riformazione dei tessuti.

Per le piccole ferite il sangue si coagula più rapidamente e vi è una cicatrizzazione più rapida. Una particolarità, le ferite o le ustioni trattate, una volta guarite, non lasciano una cicatrice molto evidente bensì un piccolo segno roseo. Ho notato una accentuazione di questi fenomeni nei soggetti con il recettore attivato anche se non si impongono la mano direttamente sul problema.

L’individuo che ha il recettore Reiki attivato ritrova rapidamente le capacità naturali di reazione del proprio organismo, tutto viene accelerato. Si può notare ad esempio un rafforzamento delle unghie, un grande miglioramento nello stato dei capelli, la pelle assume un tono migliore e diviene più elastica la barba cresce più in fretta e più folta (non alle signore fortunatamente).

Proprio per la grande capacità di questa energia di intervenire a livello ematico, diverse persone “attivate” che hanno dovuto subire interventi chirurgici, hanno notato un decorso molto più rapido ed un minore coinvolgimento a livello di effetti collaterali in caso di assunzione di farmaci o dopo cure chemioterapiche.

Un altro intervento efficace si può operare sul ciclo mestruale che tende a regolarizzarsi, si calma il dolore addominale e si bloccano le emorragie. Naturalmente è possibile avere gli stessi risultati sugli altri tramite l’imposizione delle mani, con le metodologie di applicazione ben precise.

Cellule, DNA, ricerche effettuate

Le cellule del nostro organismo, come peraltro quelle di animali e piante, sono inserite in sistemi e organizzazioni, a cui viene dato il nome di “organi” (es. il fegato) e di “apparati”. L’insieme di questi sistemi organizzati costituisce il nostro organismo.

Ognuno di noi, e in maggior misura chi si occupa di scienza, ha una conoscenza da discreta ad ottima della struttura esterna, ovvero di come appare il nostro organismo a occhio nudo; in una parola, per usare un termine da informatica, conosciamo discretamente “l’hardware”. E’ il “software” che, in buona parte, ancora non ci è noto o ci sfugge.

Siamo un po’ nella situazione di chi possiede un computer, conosce un certo numero di giochi e di funzioni, ma ha perso le istruzioni della casa e non sa né avviare nuovi programmi, né riprogrammare quelli già esistenti, se alterati. I biologi cellulari e molecolari (così definiti a seconda del loro specifico livello d’azione) ripercorrono con grande entusiasmo e altrettanta fatica la stessa strada compiuta secoli fa da chi studiava l’anatomia, o, più di recente, la fisiologia (ovvero i “pezzi” della macchina e il suo funzionamento).

E’ una strada che richiede colpi di fortuna, dati personali di fantasia e di intuizione. E’ noto a chiunque si interessi di scienza che la messa a punto di una nuova metodica può cambiare di molto lo schema di funzionamento che si riteneva valido, fino a quel momento, per quell’organo o organismo. E’ un po’ il caso del nostro organismo, dove molteplici sistemi di controllo si intersecano e si sovrappongono; nuove conoscenze, di anno in anno, vengono ad integrare , ma spesso anche a stravolgere, gli schemi di funzionamento che sembravano renderci le cose così chiare.

In ogni caso, un organismo è un sistema “dinamico”, ovvero in continuo mutamento, dotato di capacità di autodiagnosi e di susseguente autoriparazione che risultano, a chi ricerca, di giorno in giorno sempre più strabilianti. Farà seguito un breve cenno, ad esempio di alcuni meccanismi di autoriparazione, di cui è dotata la macchina “uomo”, ma anche organismi di diversa complessità come gli esseri unicellulari e pluricellulari.

Queste nozioni possono essere utili per capire che ampi sono i margini da chiarire, che innumerevoli sostanze e/o energie, magari oggi sconosciute o mal conosciute, possono intervenire nella regolarizzazione; che, in una parola, non è da escludersi una “riprogrammazione” o una correzione dei programmi errati, magari anche attraverso la tastiera “hardware” del computer “uomo” (ammesso che la si riesca a padroneggiare, questa tastiera!).

Per essere più chiari, non si può escludere che attività volte a modificare lo stato del fisico o la situazione della mente, come per esempio, il Reiki, possano essere uno dei modi di agire sulla fatidica “tastiera perduta” (Comunque, potrebbe essere un buon spunto di sperimentazione!).

Autoriparazione – regolazione:
a) la morte cellulare programmata

Questo meccanismo è definito anche, con un termine derivato dal greco, “apoptosi”. Significa: “mi stacco”, “cado da”; ed è legato alla elegante immagine dei petali di un fiore che, quando sfiorisce, si staccano, cadono.

Ecco, nei tessuti umani ben regolati, ma anche in quelli animali e nelle piante, il meccanismo della morte cellulare programmata costituisce uno dei perni del buon funzionamento del tessuto e contribuisce ad eliminare le cellule invecchiate o in eccesso. In pratica, tantissimi tipi di stimoli, da sostanze biologiche, a farmaci, a energie le più varie (a chissà quante ancora da conoscere) sono in grado di attivare questo “interruttore” all’interno di una cellula; una volta girata la chiavetta d’accensione, la cellula prosegue nella sua autodistruzione fino alla frammentazione e al riutilizzo di componenti utili per l’organismo, o all’eliminazione, se si tratta di scorie inutili.

Tanto entra, tanto esce: rozzamente, questa regola è alla base del ricambio dei tessuti in continua rigenerazione. Finché il sistema funziona, tutto bene; se, però, qualcosa altera il meccanismo di morte cellulare programmata, riducendo il numero delle cellule destinate a morire, oppure aumentandolo, si verifica un contributo importante allo sviluppo di una malattia.

Per esempio, è stato dimostrato che il virus responsabile dell’AIDS favorisce un forte aumento della morte cellulare programmata dei linfociti CD4, che risultano infatti sempre meno numerosi, man mano che la malattia procede nel suo corso, con aumento della immunodepressione.

Al contrario, in alcune malattie tumorali c’è una riduzione della morte cellulare programmata, che porta ad un accumulo, quindi, di cellule tumorali.


Autoriparazione – regolazione:
b) “DNA-repair”

Gli agenti esterni con cui veniamo in contatto (sostanze, energie) determinano migliaia di variazioni casuali a livello cellulare; di queste, però, fortunatamente ben poche diventano stabili. Questo è dovuto ai meccanismi di riparazione, chiamati “DNA – repair”.

Dato che l’informazione genetica è presente in due copie (una per ciascun filamento della doppia elica del DNA), la parte “alterata” viene staccata da un gruppo di enzimi e poi sostituita, copiando l’informazione necessaria dal filamento rimasto “buono”. I sistemi di “DNA – repair” sono numerosi, diversi tra l’uomo e organismi “minori” e ancora in larga parte mal conosciuti.

Agenti esterni (ad esempio, radiazioni o sostanze chimiche) possono però alterare strutture o “comandi” presenti a livello del materiale genetico, in parole più conosciute, dei cromosomi presenti nel nucleo, determinando il non funzionamento di alcuni di questi sistemi di restauro, e la conseguente comparsa di una malattia.

E’ il caso di alcuni tumori. E’ evidente quindi la necessità di mantenere in buono stato di funzionamento questi sistemi. In conclusione: disinnescare un meccanismo errato o evitare l’errore. In vitro, sostanze e stimoli diversi sembrano in grado di poter agire su modelli cellulari. Potrebbe essere molto interessante poter studiare il ruolo della bioenergia su questi meccanismi.


Effetti su cellule in vitro: un esempio

La crescita di cellule in vitro è modulata, come nell’organismo, da numerose sostanze, e può essere modificata dall’aggiunta di farmaci o energia. I sistemi in vitro possono costituire dei metodi utili per valutare effetti di sostanze o energia non ben conosciute; risultano però sempre limitati, perché le interazioni osservabili sono probabilmente solo alcune fra le tante che avvengono in un organismo.

Di solito, comunque, si cerca inizialmente di vedere come cambia la crescita, aggiungendo un trattamento x ad un campione, prendendo come confronto un altro campione identico che non viene trattato.

In questo esperimento molto preliminare, 12 campioni non trattati (colonna A) sono stati confrontati con 12 campioni identici trattati (colonna B). Il trattamento è consistito in 20 minuti di applicazione Reiki. La crescita del controllo è considerata pari a 100. La differenza è indicata in differenza percentuale di crescita (%) rispetto al controllo.

 
COLONNA A
COLONNA B
 

CONTROLLO

CAMPIONE
 
NON TRATTATO
TRATTATO*
(crescita = 100%)
1
100
34
2
100
42
3
100
37
4
100
20
5
100
23
6
100
28
7
100
0
8
100
46
9
100
37
10
100
40
11
100
50
12
100
0*

Risultati indicati come percentuale di inibizione della crescita rispetto ai controlli. Media di inibizione su 12 casi: 34%.

Differenza del risultato statisticamente significativa p=0,005 (Wilcoxon test per dati appaiati – due code)

Un commento a questi dati è che sono senz’altro poco numerosi, per cui un’eventuale differenza potrebbe essere ragionevolmente sicura aumentando il numero di casi osservati. Nel caso venisse confermata la differenza, andrebbero più specificamente indagate le eventuali influenze su fattori stimolanti o inibenti specifici.

I livelli di ricerca del Reiki-Do

I livelli di ricerca del Reiki-Do

Il Reiki-Do è un mezzo, uno dei tanti che l’esistenza ci ha dato, per aiutare l’uomo a crescere, a sbocciare. E’ sicuramente un buon inizio, una base ottima, se vissuta per quello che è: un mezzo, un supporto. L’uomo per divenire veramente “uomo”, deve essere estremamente coraggioso nelle prime fasi del suo cammino. Naturalmente la mente crea una serie di sicurezze, di punti fermi, per farci sopravvivere in un universo che è continuo cambiamento e, perciò, molto pericoloso, ma questa è una grave contraddizione che ci procura un’enorme divisione interiore.

Queste sicurezze, questi punti fermi si traducono in una serie di abitudini, di schemi di comportamento, che ingabbiano l’uomo in una falsa realtà. In questa situazione il Reiki-Do può essere un valido supporto per una eventuale crescita personale. Infatti, mentre il primo livello è adatto a tutti ed è praticabile da tutti, per gli altri livelli Reiki il discorso è completamente diverso. Per essere in grado di utilizzare la metodologia di uso degli ideogrammi/simboli del secondo livello, è necessario aver fatto un sufficiente lavoro su se stessi per averne la comprensione cosciente; anche qui, tutti hanno le stesse possibilità, ma non tutti possono accedervi.

Il secondo livello viene definito in varie maniere. In America i Maestri delle grosse organizzazioni, lo chiamano “Oku-Den” che secondo loro significa “conoscenza profonda”. In realtà, in giapponese è più corretto dire “Hukai Tisichi”. Il Reverendo Hizuguchi, Maestro Zen, chiama questo stato “Oku-Denai” che significa “profondo non-essere”. Nel secondo livello, come nel primo, ci sono tempi naturali che vanno rispettati, ognuno di noi è unico e straordinario e i tempi e le modalità possono cambiare, ma per tutti c’è un tempo di crescita. Dal primo al secondo livello devono passare almeno cinque mesi di sedimentazione e di lavoro su se stessi.

Non tutti sono adatti a proseguire la strada del Reiki-Do, vi ripeto, le strade sono molteplici, è possibile che la vostra strada sia un’altra, ma altrettanto valida. Per valutare l’opportunità di accedere al secondo livello Reiki ci sono alcuni filtri, il primo siete voi con la vostra consapevolezza, il secondo filtro è il Maestro, che vi inviterà ad un colloquio individuale per valutare insieme se siete pronti, il terzo filtro è la difficoltà di apprendimento; l’apprendimento deve essere energetico, orale, non si prendono appunti, è solo esperienziale, vi rimane solo se siete pronti e lo userete veramente solo se la vostra coscienza è cresciuta, altrimenti sono solo giochi della mente per prendere in giro se stessi.

I tempi tecnici di svolgimento del secondo livello Reiki sono gli stessi del primo, due giorni interi o tre serate di insegnamento intensivo. con molte tecniche legate alla preparazione. C’è poi un livello intermedio, prima di arrivare al Master di Reiki-Do, cioè a diventare Maestri, che chiamiamo, per comodità, “Secondo Livello Advanced”, in giapponese sarebbe “Isiki-Ageru” che significa consapevolezza elevata e si può accedervi dopo un anno dal secondo livello e parecchio lavoro su se stessi.

Come ogni cosa, il Reiki-Do è spesso travisato e sfruttato giocando sulla dabbenaggine delle persone e sulla loro tensione di ricerca. Molto spesso personaggi che, al primo colpo d’occhio, mostrano chiaramente di non essere in grado di fare neppure un minimo lavoro su se stessi pretendono di essere Maestri per gli altri.

Ricordatevi che la fretta è figlia del ciarlatano e della ruffiana. Come vi dicevo, ci sono dei tempi che vanno rispettati, altrimenti è una buffonata, e l’insegnamento profondo può essere trasmesso validamente solo a persone che abbiano raggiunto un determinato grado di consapevolezza. Non si può assolutamente dare il primo e il secondo livello Reiki in una o due giornate consecutive, è uno scherzo, non è Reiki-Do, è un imbroglio.

Usate il vostro senso critico e la vostra intelligenza, prima di scegliere una strada e osservate attentamente chi vi accompagnerà nel vostro viaggio, fate dei confronti, seguite il vostro intuito, ma usate anche la vostra razionalità e non fatevi prendere dalla fretta. Io personalmente non sono affatto interessato a sprecare tempo ed energie con persone che non vogliono lavorare seriamente.

Evito accuratamente di fare seminari con persone che vengono per guarigioni miracolose o per scaricare le proprie responsabilità sugli altri. Il mio lavoro è rivolto ai ricercatori, a tutti coloro che esplorano la coscienza per la propria evoluzione interiore. Non vi parlerò di “amore universale”, cerchiamo di essere un po’ più evoluti e lasciamo queste ciarlatanate a chi è convinto che “amore” significa mandare qualche soldo ai bambini africani e non ha la minima consapevolezza per comprendere che è importante, per prima cosa, saper cambiare gli equilibri in casa propria, altrimenti questo comportamento è pura ipocrisia. L’amore, il positivo, possono nascere solo da una sincera ricerca ed evoluzione interiore legate alla consapevolezza che non è qualcosa di intellettuale, è una condizione profonda dell’essere.

Vi racconterò alcune particolari sul secondo livello Reiki-Do. In questo seminario si apre la consapevolezza dell’individuo alla via del Reiki-Do, per poter trasmettere energia a distanza, poterla accentrare e manovrare con consapevolezza a livelli molto profondi nell’essere umano. Tutto questo avviene per mezzo di tre “ideogrammi arcaici” nel secondo livello e di tre simboli nel secondo livello advanced. Facciamo una similitudine con il diapason e le vibrazioni. Un diapason emette, se percosso, onde con una determinata frequenza che possono “contagiare”, cioè mettere in vibrazione con la stessa frequenza, un altro diapason o un oggetto in grado di vibrare.

Un buon tentativo di comprensione di questo fenomeno può essere legato alla teoria del fisico inglese William Ramsey, egli enuncia: “….. se un’onda o una perturbazione elettromagnetica viene emessa da un’unità di base che vibra, la frequenza della radiazione emessa è identica a quella dell’osservatore. Se d’altra parte, un’unità elettricamente fondamentale viene collocata in campo radioattivo, la cui frequenza si avvicina alla frequenza naturale di vibrazione delle unità di base, quest’ultima vibrerà in armonia con il vettore elettrico del campo e l’energia verrà continuamente assorbita dal campo.”( ) Ogni atomo emana una radiazione elettromagnetica con lunghezze d’onda estremamente corte. In particolari condizioni, la mente diviene l’oscillatore e attraverso le onde emesse, crea un’assonanza vibratoria con il simbolo, che funziona come ponte vibratorio, dando l’impronta, la frequenza.

Così, per simpatia, questo campo farà vibrare il recettore Reiki e l’energia comincerà ad essere assorbita. Il simbolo deve entrare in uno stato vibratorio attraverso delle leve legate all’archetipo di questo simbolo, che è depositato profondamente nel nostro inconscio collettivo. Dice Sri Aurobindo sul simbolo: “Ogni simbolo è stato una realtà o è diventato portatore della presenza che gli aveva dato vita. Ed ogni simbolo nasconde un potere vivente. Chiave ieratica per beatitudini sconosciute….”.( )

E’ importante trovare dentro di sé l’archetipo (il modello originale) che sia in relazione con il significato nascosto del simbolo e utilizzare questa “leva” per mettere in vibrazione (per far suonare) una melodia al simbolo ed indirizzarla attraverso la visualizzazione (usando come specchio la parte conscia della mente). Questo richiede una pratica ed una sensibilità che non si impara sui libri, per quanto non sia preclusa a nessuno. L’apertura della coscienza porta alla conoscenza.

Prima di avere la capacità di poter operare con questi simboli “esoterici” si deve essere preparati dalla pratica di tecniche di consapevolezza e meditazione. Potrei chiamare questo processo, che richiede anche anni di lavoro, “yoga integrale” alla maniera di Aurobindo o la “rimembranza di se stessi”, la “quarta via” di Gurdjieff o “l’accettazione del divino dentro di noi, il risveglio” di Osho, oppure quello che è stato ed è tutt’ora il mio metodo che porto avanti su di me e sugli altri, il lavoro di sintesi “Self Awareness Growing Process”.

E’ tutto a disposizione di tutti, unico requisito che l’esistenza ci chiede, per accedere a conoscenze superiori, è la crescita della coscienza e della consapevolezza, questa è la chiave di accesso all’esoterico. Tutto quello che, nella storia dell’umanità, è stato, a volte, visto come assurde e stupide prove dagli occhi dell’ignorante, è in realtà, una serie di passaggi di scuole diverse per accedere alla conoscenza attraverso lo sviluppo interiore.

Imparare ai massimi livelli l’applicazione dei simboli per l’attivazione della vibrazione energetica, o suono, è un lavoro lungo su se stessi, perché bisogna entrare in uno stato interiore particolare. Potrei descrivere questo stato come l’apertura completa al passaggio di energia, stato di fusione con la vibrazione.

Per poter attivare i simboli bisogna aver preventivamente fatto un lavoro su se stessi ed essere in uno stato di quiete mentale e silenzio. Si può arrivare a questa preparazione attraverso molte tecniche provenienti da tradizioni diverse, sia orientali che occidentali. Io propongo, in generale, un lavoro approfondito sulla consapevolezza e sulla crescita della coscienza, che porta gradualmente gli individui in spazi di silenzio e meditazione, con tecniche adatte, sperimentate per occidentali.

La mia esperienza a riguardo è stata legata all’incontro con alcuni grandi Maestri illuminati di questo secolo; con alcuni ho potuto fare esperienza diretta assieme a loro: Osho Rajneesh e il Reverendo Gyo Hizuguchi sono stati fondamentali, altri, purtroppo, li ho incontrati troppo tardi, come Gurdjieff e Aurobindo, ma è comunque un grande amore che mi lega a tutti loro.

Il ricercatore, spinto verso orizzonti nuovi dalla sua determinazione, comincia a sperimentare, attraverso la consapevolezza, l’apertura della coscienza. Comincia a comprendere, con il passare del tempo, che la coscienza è molto di più del “cogito ergo sum” di Cartesio, che ci sono infiniti piani di coscienza verso il basso e verso l’alto, oltre il fenomeno mentale e quello fisico. Il ricercatore inizia così a trascendere il conflitto degli opposti, comincia ad avere una visione che rende vana ogni dualità.

Per poter oltrepassare questa soglia, che non esiste materialmente, è necessario riuscire ad essere uno specchio riflettente perfettamente lucido. L’applicazione dei simboli, per l’attivazione del recettore Reiki-Do, è profondamente legata all’antica arte della meditazione detta “ch’an”, al Taoismo e infine allo Zen.

Quando il Maestro segue il rituale di attivazione del recettore, non fa dei segni e dei gesti fini a se stessi, ma profondamente legati alle leggi della fisica. Egli deve essere in uno stato di non-interferenza nel modo taoista detto wu-wei (non azione), che non vuol dire astenersi, ma fluire perfettamente in armonia. Egli, come diceva il mio Maestro Gyo Hizuguchi, diverrà non solo un tramite, ma scomparirà, sarà pura coscienza universale. E allora, solo allora, con questa condizione di non-suono, avviene la vibrazione dei simboli e l’attivazione del recettore.

Chiunque può chiamarsi Maestro o altro, naturalmente in questo genere di cose la qualità è quella che determina l’essere Maestro, non c’è bisogno di fare dichiarazioni altisonanti o far vedere diplomi. Non si diventa Master di Reiki-Do per l’acquisizione di un attestato, queste sono solo buffonate.

Si diventa Master quando si è pronti, ed allora, solo allora, la qualità energetica ed il richiamo arriva, attraverso te, ai ricercatori. Questa qualità, questa fragranza, non ha bisogno di diplomi, non deve essere dimostrata, è e basta. Vicino ad un Master qualcosa dentro inizia a vibrare all’unisono con lui.

Il Master

Il Master

Il percorso per accedere al master di Reiki-Do passa attraverso una profonda crescita personale dell’individuo, che diviene pronto a ricevere le ultime attivazioni che gli consentiranno, a sua volta, di attivare Reiki nelle altre persone.

Nel corso degli anni pochissime persone, con finalità diverse, sono state preparate da Sauro Tronconi a trasmettere l’insegnamento Reiki alle persone.

Appunti sui seminari

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I seminari di Reiki-Do sono momenti importanti di scambio e di confronto. Dopo aver partecipato al primo seminario, tutti gli altri sono gratuiti. Questo permette di incontrare di nuovo le persone dopo mesi o anni per scambiarsi esperienze e sensazioni ed è veramente stupendo. Ogni seminario ha una sua energia particolare costruita dai partecipanti, ed ogni volta accadono situazioni nuove ed interessanti. Poi, continuando a partecipare, con l’esperienza personale acquisita, si scoprono aspetti sempre nuovi.

Accade che le persone, partecipando nuovamente ai seminari, abbiano di nuovo degli spurghi a livello fisico ed emozionale, dando, così, un ulteriore impulso al processo di crescita personale già in atto.

Ogni nuovo gruppo di persone è una scoperta ed una sorpresa ed anche per me è andare sempre più a fondo nella ricerca personale e non corro certo il rischio di annoiarmi. All’interno di un seminario di Reiki-Do oltre all’insegnamento canonico del metodo, si sperimentano tutta una serie di tecniche di apertura dell’autoconsapevolezza, ed altri metodi molto efficaci sull’uso delle energie, per dare ai partecipanti più strumenti di lavoro possibile.

Ovviamente questi metodi e queste tecniche cambiano a seconda dell’indirizzo del gruppo. Vi sono ad esempio gruppi che hanno bisogno di lavorare più sulla consapevolezza corporea, mentre altri sull’osservazione degli stati emozionali e di trance automatica, oppure sulle tecniche vibrazionali di sincronia del sistema energetico. Ogni volta è un esperienza diversa e costruttiva sia per me che per chi torna al seminario di primo livello.

Il simbolo della rigenerazione

Il simbolo della rigenerazione

“Nell’antica tradizione Arya esistono alcuni simboli facilmente correlabili alle attivazioni del primo livello Reiki-Do, quasi fossero complementari.
Uno in particolare è Sunshratta, il simbolo della rigenerazione, usato nelle zone mesopotamiche in particolare. Rappresenta la connessione con l’energia rigenerante ovvero “capace di trasformare se stessa nel fuoco della compassione (maitrī)”. Una compassione non in senso Cristiano, ma più come saggezza della memoria, che comprende il mondo e se stessi al contempo.

E’ stato erroneamente utilizzato come simbolo di eterna giovinezza in senso fisico, ma rappresenta la capacità di mantenere la duttilità e la capacità costante di apprendimento e voglia di cambiare se stessi nel presente. Mantenere giovane quel cuore che ci permette di continuare ad amare, sorridere, gioire, scoprire il nuovo e metterci in gioco nel presente della nostra vita, indipendentemente dall’età.” Sauro Tronconi

Il seminario conterrà quindi l’attivazione di questo simbolo Sunshratta, che permetterà di integrare i trattamenti Reiki classici con una posizione aggiuntiva nell’autotrattamento e nel trattamento veloce e due nel trattamento canonico. Verrà insegnato anche un breve trattamento specifico legato alla rigenerazione in 3 posizioni.

Seminario con SAURO TRONCONI riservato a chi ha ricevuto le attivazioni di primo livello Reiki-Do

Serate, seminari e incontri per lo sviluppo delle capacità personali e l’evoluzione interiore

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