Meditazione Medinamica

MEDINAMICA è la via dell’intelligenza emotiva, 14 potenti tecniche per stimolare l’intelligenza vera, quella che ognuno di noi possiede e che spesso non riesce a sviluppare.

Il creatore di Medinamica è Sauro Tronconi, un ricercatore che si pone come testimone della cultura millenaria dell’evoluzione interiore dell’uomo e tiene da oltre 25 anni seminari esperienziali sull’attenzione e sul ricordo di sé.

Le sue tecniche, frutto di una lunga ricerca in tutto il mondo, sono il risultato di un lavoro che unisce, in perfetta sinergia, antiche tecniche orientali e conoscenze scientifiche occidentali.

MEDINAMICA è un potente strumento evolutivo, veloce e dinamico, adatto a noi in questo preciso momento storico, adatto al nostro ritmo di vita e al nostro modo di pensare, complesso, ma allo stesso tempo facile.

Affonda le radici nel tentativo millenario dell’umanità intera di evolvere, di acquisire coscienza di sé mediante metodi e strumenti che prevedano la sperimentazione diretta.

A cosa serve

Tutte insieme costituiscono un potente strumento per accrescere le potenzialità personali, l’autodeterminazione e la fiducia in se stessi.

– Aiutano a divenire consapevoli del proprio corpo e delle proprie emozioni, sviluppando l’intelligenza emotiva;

– Permettono di essere coscienti delle proprie reazioni automatiche, con le quali diamo una risposta alle situazioni che si presentano nella vita quotidiana;

– Favoriscono il coordinamento mente corpo e ci fanno comprendere in maniera pratica i meccanismi di dispersione dell’energia, dandoci così la possibilità di sviluppare le nostre peculiarità e dar voce alla nostra creatività.

– Aiutano ad essere centrati e attenti verso un obiettivo senza perdere di vista ciò che ci circonda e, quindi, a non sprecare le opportunità.


Come viene proposta

MEDINAMICA viene proposta in corsi settimanali della durata di un’ora, in cui viene sperimentata una delle 14 tecniche che compongono il sistema, preceduta da una spiegazione esaustiva sia sul significato, sia sui movimenti specifici da praticare.


Il libro

Medinamica, Guida pratica al ricordo di sè

Le quattordici tecniche Medinamica, descritte con semplicità e chiarezza, sono dei mezzi per sviluppare intelligenza e creatività, strumenti utilizzabili quotidianamente e praticabili da tutti.

Frutto della lunga ricerca di Sauro Tronconi in esse si trovano armonicamente unite tecniche occidentali ed orientali, antiche ed attuali, rese adatte alle caratteristiche ed alle necessità dell’uomo contemporaneo.

Ogni Medinamica è seguita da estratti di seminari tenuti da Sauro Tronconi nell’arco di quindici anni.
In queste parti il testo diviene vivo, talvolta provocatorio ma vibrante ed il lettore può condividere frammenti di esperienze, scorgere spiragli dai quali filtrano informazioni, spunti, approfondimenti.

Medinamica è un’opera sperimentabile, un testo che offre strumenti concreti per divenire artefici della propria vita e può essere per il lettore un viaggio di comprensione, un percorso ricco di informazioni per muoversi nella direzione della propria crescita personale.

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Brani tratti dal libro

La meditazione:

La meditazione non può essere rigida, perché essa è il fluire della vita. Dalla rigidità nasce la repressione non la comprensione.

L’uomo che medita con le tecniche è un povero. Una mente orientata alle tecniche è chiusa, è una mente che programma ogni cosa. Questo atteggiamento mentale ha allontanato gli uomini dal vero significato della meditazione.
Le tecniche servono solo ad aprirsi all’esperienza, devono dar modo alla vita di insegnare, devono dar modo all’uomo di comprendere.
Molti sono i luoghi comuni legati alla Meditazione. Non occorre assumere atteggiamenti straordinari o andare in solitudine in cima all’Himalaya; la Meditazione è qualcosa di semplice che deve accadere durante la vita di tutti i giorni, è legata all’osservazione, all’attenzione e alla rimembranza di sé, aiuta a comprendere sempre di più.
Vi sono migliaia di tecniche di Meditazione, che appartengono alla storia dell’evoluzione umana. Nel corso dei millenni, l’uomo ha radicalmente cambiato la propria esistenza ed è ovvio che una tecnica, perfettamente adatta ad un uomo dei tempi di Buddha, non lo è più per l’uomo contemporaneo. Certo, il fine è sempre il raggiungimento di uno stato meditativo, ma la tecnica deve necessariamente essere diversa. Ogni tempo ha creato nell’uomo una mente diversa ed i grandi Maestri del passato lavoravano ognuno sul proprio presente, a volte addirittura variando o creando tecniche adatte solo ad un determinato individuo.
Non credo ai prodigiosi effetti procurati dalle tecniche di massa o da quelle tramandate da millenni. Ogni individuo è unico e straordinario e vive in un preciso momento storico. Non possiamo prescindere da questo. All’inizio si deve avere un po’ di pazienza, ritrovare un linguaggio interiore che ci permetta di ritrovare la nostra interiorità iniziando ad osservare i nostri automatismi, i nostri stati di trance quotidiani. In seguito, quando la comprensione esperienziale comincia a farsi strada nella nostra coscienza e la consapevolezza compare, non ci si perde più e si diventa Maestri di se stessi, uomini liberi.

La Meditazione è la possibilità, attraverso un apprendimento particolare, di sviluppare e far crescere la capacità di “comprendere” nell’essere umano. Permette un ampliamento delle informazioni e degli input che noi immettiamo nel nostro sistema. Contemporaneamente, è anche un ampliamento del sistema stesso, e questo crea un circuito evolutivo esponenziale.

Penso che noi occidentali, in questo preciso momento, dobbiamo elaborare metodi innovativi di Meditazione, perché mai come in questo momento storico la mente ci costringe in uno stato di forte condizionamento.
L’orientamento del mio lavoro negli ultimi quindici anni è stato proprio quello di ricercare nuove e appropriate tecniche ed i risultati sono stati degni di nota: aumento dello stato di attenzione generale, un’osservazione diversa del proprio corpo nell’ottica della prevenzione, un forte calo dello stato di stress, una maggiore capacità di risolvere i problemi quotidiani, una partecipazione più intensa e positiva all’esistenza. Ma quello che ho notato in tantissimi individui è stato un cambio di qualità nella propria vita ed una presa di responsabilità individuale.
In questo senso agiscono le tecniche Medinamica che, negli ultimi anni, sono state sperimentate da migliaia di persone sulle quali è stato possibile verificare il potenziamento delle percezioni e della capacità di agire con lucidità nelle situazioni.

Il lavoro su se stessi

Non importa che voi siate perfetti in quello che state facendo. L’importante è il tentativo di quello che state facendo, l’importante è “muoversi verso”, non il risultato. E’ solo la mente a volere risultati, traguardi.

Il lavoro su se stessi, il lavoro sulla consapevolezza è un lavoro costante di costruzione che un individuo fa su se stesso, ed è un lavoro di grande libertà. Grande, grande libertà e grande responsabilità. Se non c’è questa presa di responsabilità, non è possibile fare lavoro su se stessi.
Cerchiamo di non entrare nel meccanismo, classico di noi uomini occidentali, che ci porta a sentire la necessità di arrivare a qualcosa, di dover raggiungere un qualche obbiettivo, un traguardo. Il lavoro su se stessi è fatto eventualmente di tappe, non di traguardi, di obiettivi. Queste tappe si susseguono e ci portano sempre ad andare avanti. Questa è la nostra vita e, dobbiamo comprenderlo bene, non è un punto di arrivo. Figuriamoci un po’ i tentativi di risveglio. Noi stiamo viaggiando, noi abbiamo una grande possibilità come esseri umani: quella di evolvere.

Questo è il tempo della vostra vita, ora.
Questa è un’opportunità.

Non importa che voi siate perfetti in quello che state facendo. L’importante è il tentativo di quello che state facendo, l’importante è “muoversi verso”, non il risultato. E’ solo la mente a volere risultati, traguardi.
E’ allora che cominciano a saltare fuori le cose, perché ci sono! Non puoi partire dalla fine, non puoi partire dagli effetti speciali collaterali.

Non perderti in tutto questo:
non preoccuparti di viaggi astrali, di spiriti dei defunti
o di cristalli che si muovono nell’aria.
Stai coi piedi per terra.
Si può fare di tutto, ma col principale obiettivo del risveglio.

Hai una palestra incredibile per fare questo. La tua vita di tutti i giorni è perfetta, sei nel punto giusto al momento giusto ed hai attorno tutti gli strumenti per poter risvegliare la tua consapevolezza. Non è necessario creare altro. Puoi utilizzare quello che già c’è.

L’uomo automatico

L’uomo automatico pensa di avere il controllo della propria vita ma, in realtà, non può controllare nulla. Tutto gli accade, ma quando comincia, come state facendo voi, a darsi la possibilità di essere realmente presente a ciò che gli accade, le cose iniziano a cambiare. A volte in maniera lentissima, a volte in maniera velocissima.

Il punto di partenza è
smettere di mentire a se stessi.

L’esistenza dell’uomo automatico può essere vista come un continuo susseguirsi di situazione-reazione, un costante ripetersi di comportamenti e azioni automatiche, inconsapevoli. Infatti, non esiste nulla di più difficile che parlare ad un uomo automatico del proprio automatismo: egli non se ne rende conto, anzi, sicuramente replicherà “io ragiono con la mia testa, so, prendo decisioni e valuto”. Non è consapevole dei meccanismi che regolano la sua vita e non è da colpevolizzare per questo: nessuno gli ha fornito gli strumenti per smascherare questa situazione apparentemente voluta.
Basta essere più attenti alle conseguenze delle nostre azioni, per renderci conto degli automatismi e per scoprire che spesso non agiamo per il nostro benessere.
Per l’uomo automatico la qualità della vita dipende dall’accumulo delle cose: vive per accumulare, trattenere, consumare, ottenere. Egli ha inoltre bisogno di essere continuamente riconosciuto dagli altri. Ha bisogno di appartenere a un gruppo, a una razza, a una famiglia, a un villaggio, a una tribù. Ha bisogno di sapere che non è strano, che mangia ciò che mangiano gli altri. È un continuo passaggio di proiezioni, di transfert e contro-transfert, di identificazioni e contro-identificazioni.
L’uomo automatico vive come un sonnambulo, incapace di seguire le sue reali potenzialità e di utilizzare la sua intelligenza.
Vive in una sorta di stato ipnotico continuo ed autoalimentato, è un processo che produce assuefazione.

L’uomo automatico non vive appieno, non utilizza tutte le sue reali potenzialità, non dà mai niente per niente, è solo superficie e non comprende realmente che l’esistenza umana è un fiume profondo di emozioni, di mutamenti.

L’uomo automatico non è in grado di assaporare la vita, perché vive nella paura di perdere quello che ha trovato, quel poco che crede di possedere: la sua è una vita piena di paura, paura, paura, sempre paura.
Questo uomo è l’uomo confuso, in preda ad uno stato di trance, preda di ogni condizione e di ogni forza esterna che può dirigere la sua esistenza in una maniera o nell’altra.

L’uomo automatico è come una foglia al vento.
Milioni e milioni di foglie spostate dal vento
possono produrre effetti catastrofici.

Questo uomo può andare tranquillamente verso la propria distruzione senza accorgersi minimamente di quello che sta facendo. Purtroppo l’uomo automatico è quello che adesso ha il potere sul nostro pianeta: è l’uomo diviso, è l’uomo egoista, è l’uomo imperialista, è l’uomo che consuma tutto senza preoccuparsi minimamente di quello che sta facendo perché, comunque, l’elemento più importante è lui. E’ quello che vive nella confusione delle razze, delle lingue, delle religioni, nella confusione degli io divisi, quello che quando entra a contatto con qualcosa di diverso, lo trita, lo trasforma, lo metabolizza alla sua maniera, o meglio, lo inserisce nel suo stato di trance, nella sua visione psicologica della realtà. Però,

L’uomo è un essere intelligente
ed ha in sé la capacità di evolvere.

E’ necessario cominciare ad elevarsi sopra l’automatismo. Per cominciare ad elevarsi dovete fare come un qualsiasi pallone aerostatico: buttare la zavorra. Uscire dall’identificazione, uscire dalle trappole.

La presenza

Il vero spessore della vita è determinato dalla qualità della percezione della propria presenza, presenza che deve essere percepita attraverso le allucinazioni. E non è lontana, è molto vicina. Talmente vicina che molti danno per scontata questa percezione. Forse, perché è troppo facile.

Vi riporto l’esperienza di un uomo, un medico, che mi ha scritto

“Ero in ambulatorio ed ho fatto la splendida esperienza di essere presente, sveglio e realmente partecipe a ciò che stavo facendo. Improvvisamente, dopo circa 4 ore da questa esperienza, ricordandomi di nuovo di me stesso, mi sono reso conto che per 4 ore, un pomeriggio intero, avevo ricevuto pazienti, scritto ricette e parlato in uno stato di completa assenza.”

Questa è un’esperienza importante: il rendersi conto dell’assenza, cioè lui ha avuto un momento di lucidità potente, poi è sprofondato nel sonno. Chi di voi ha fatto un po’ di lavoro sulla consapevolezza conosce bene il meccanismo: fino a che si fa un certo tipo di lavoro, ad esempio durante una serata Self, dove ci sono io che insistentemente vi dico: “Siete qui, siete ora, sentite la vostra presenza” tutto funziona. Poi, vi distraete un attimo, perdete l’attenzione e non ci siete più, perché siete abituati a non esserci, è una condizione normale per l’uomo automatico e non se ne rende conto.
Lui ha avuto questa esperienza da solo, dopo aver sperimentato alcune tecniche di autoconsapevolezza, ed in lui è subito scattato il processo di osservazione: ha assaporato la presenza, poi si è addormentato, è ripiombato nell’automatismo, e poi si è risvegliato per un attimo e, dopo quattro ore, ricordandosi di sé, si è reso conto di essere stato assente.
Questa sarà un’esperienza, ne sono convinto, che lui non scorderà più: il rendersi conto dell’orrore del sonno, dell’assenza, soprattutto in un mestiere come il suo, avrà lasciato un indelebile ricordo.
Riflettete sulla differente percezione delle situazioni, sui rapporti umani che egli potrebbe instaurare con i pazienti se solo fosse costantemente cosciente e presente. La qualità del suo lavoro cambierebbe. Scrive anche:

“Queste esperienze straordinarie non sono scomparse e la qualità della mia vita è cambiata: un universo si schiude davanti a me, non più teorico, ma pratico e possibile.”

Dicevano gli antichi Maestri Dervisci, che un uomo può realmente comprendere ed accorgersi che sta dormendo, solo nel momento in cui tenta di svegliarsi.

Usate tutte le strategie per rimanere svegli:
è facilissimo ricadere nell’uniformità, nel sonno,
in “ciò che sembra”

Guardare attraverso gli occhi

(Le persone sono davanti ad una parete di specchi e Sauro Tronconi suggerisce un pensiero cosciente)

Guardate la vostra immagine.
“Io vedo attraverso gli occhi”

Potete sentire e vedere solo se vi spogliate del vostro ego per entrare in una dinamica di osservazione. Diversamente, siete nei sogni. Potete cominciare a vedere e sentire se siete nel lavoro.
Il presente è qui ed ora.
Guardate come la vostra mente vi porta sempre via, vi porta da un’altra parte.
Mantenete l’attenzione dentro e fuori contemporaneamente. Se non viene da dentro, non esiste.
La realtà non è nell’esteriore,
ma nell’interiore.

Non c’è commiserazione, né falso amore, ecc. Se c’è la presenza, tutto quello che c’è è vero.

Guardate e nello stesso tempo sappiate che state guardando.
Io non guardo con gli occhi, ma attraverso gli occhi.

Un bel respiro profondo, ora allontanatevi dallo specchio e cominciate a camminare per la stanza e guardate le altre persone.

“Io ti guardo attraverso gli occhi, io ti vedo, ti vedo, ti vedo, sento il mio corpo che cammina, sento il mio respiro, ti vedo e vedo che tu mi stai guardando attraverso i tuoi occhi”.

Imparate a riconoscere questo, negli altri, quella luce che vedete negli occhi degli altri è la luce della vita.
Potete accorgervi, riconoscere quando passa coscienza attraverso lo sguardo.
Quella luce negli occhi vi dà la possibilità di riconoscere i morti dai vivi.
Fermatevi e mettetevi di fronte ad una persona. Afferrate le mani della persona che avete di fronte, stringetele forte, guardate in faccia la persona, sentite quel contatto, quelle mani, sentitele bene, e cominciate a sentire quel contatto partendo da dentro, non da fuori.
Provate a fare questo piccolo passaggio, cominciate guardando non con gli occhi, ma attraverso gli occhi, toccando quella persona non con le mani, ma attraverso le mani, muovetevi dall’interno, nel sentire.

La musica,
le mie parole,
le state ascoltando da dentro.

Bene, e ora staccate le mani e camminate per la stanza.

“Sono qui, ti vedo, accade tutto, ti posso sorridere, posso toccarti, ma mi sento e sento che è la mia coscienza che sta muovendo la mia mano verso di te e toccandoti, ti guardo e ti vedo attraverso gli occhi, non ho più paura di mostrarmi, perché io sono la mia presenza, non sono solamente la mia immagine.”

Il presente

Il tempo sta accadendo ora, ma il tempo non sono solo i minuti, i secondi. Qui ci sono i miliardi di anni. Il presente si dipana davanti ai vostri occhi, anzi, attraverso la vostra coscienza.
Sicuramente alcuni di voi hanno pensieri di grande sofferenza, problemi che sono accaduti a casa loro, problemi irrisolti, angosce: qualsiasi cosa vi sia accaduta, state qui, nel presente.

Il presente è qualcosa di estremamente leggero, come un soffio.
Il presente accade, accade continuamente,
adesso.

Autoconsapevolezza nel presente significa interfacciarsi in maniera completa con gli eventi della nostra vita, cioè essere noi stessi il flusso degli accadimenti.
Questo accadrebbe inevitabilmente e se facciamo resistenza creiamo solamente una situazione faticosa, perché comunque le cose accadono. Non sto parlando di fatalismo, perché anche una non scelta, anche un’azione compiuta inconsapevolmente determina delle conseguenze. Meglio quindi agire consapevolmente ed essere coscientemente responsabili di ciò che accade nella nostra vita.
Vedete, il presente non richiede delle interpretazioni molto macchinose: quello che siete siete, ora, vi dovete abituare a guardare quello che siete nel presente; l’uomo automatico invece immagina sempre di essere qualcos’altro, in positivo e in negativo naturalmente.

Nel presente non siete né meglio né peggio,
siete quello che siete.

L’intelligenza emozionale

Che cos’è l’intelligenza?
No, non è certamente l’erudizione, non occorre imparare a memoria tomi su tomi per essere intelligenti.
L’uomo automatico confonde l’imitazione con l’intelligenza. L’intelligenza è la capacità di elaborare potentemente i dati in nostro possesso, permettendoci di interfacciarci con la realtà. L’intelligenza vera è nel presente, nel qui ed ora e non va confusa con l’imitazione, che procede a pacchetti. Spesso un uomo che sembra intelligente riproduce cose dette da altri, cose fatte da altri ecc.. Noi diciamo che le scimmie sono imitative, ma spesso sono molto più intelligenti di noi.
Ci sono persone che hanno una intelligenza molto viva, anche se non hanno una grande erudizione, sono in grado di ottenere ottimi risultati nella loro vita, migliori di quanto spesso riesca ad ottenere una persona con un elevato quoziente intellettivo.
Occorre esserci quando accadono le cose, è necessario saper trovare le informazioni che ci servono, e queste informazioni non sono lontane da noi: sono nel nostro ambiente.

Guardate, guardate adesso cosa sta accadendo.
Non c’è nulla di fermo qui, nulla di statico, le cose sono ferme solo all’apparenza. Guardate bene, c’è cambiamento continuo, ci sono colori, trasformazioni, è come se l’aria fosse quasi densa, intrisa di mille parti di colore in continuo cambiamento; se guardate bene, potete guardare quasi lo spostamento degli atomi di questa stanza.

Trasformazione, cambiamento, intelligenza.
Intelligenza è sentire.

Intelligenza è sentire, intelligenza è essere rapidi nella percezione, intelligenza è adattarsi al presente, essere dove accadono le cose.

Nella nostra cultura, il sentire, l’emozionarsi è considerato una debolezza, qualcosa di cui vergognarsi e da controllare. Ma il sentire e l’emozione sono la nostra reazione a situazioni esterne, sono preziose informazioni che forniscono alla nostra mente la chiave di lettura della realtà che ci circonda.
Questa è l’intelligenza emozionale, la capacità di comprendere ed interpretare ciò che ci circonda al fine di fare scelte che migliorino la nostra vita e quella di chi ci sta vicino.

Le emozioni sono una cosa bellissima, molto importante, ma vanno gestite.
Gestire le emozioni non significa controllarle assumendo rigidità, freddezza: si può essere passionali, lasciarsi andare ma fare in modo che le emozioni diventino costruttive, facendo sì che le informazioni arrivino.
Per fare in modo che le emozioni diventino costruttive, che sviluppino l’intelligenza, bisogna mettere in atto delle strategie, bisogna comprendere i meccanismi, gli inghippi, cosa ci svia da questa strada evolutiva che dovrebbe essere naturale.
Questi inghippi sono legati all’automatismo, alla meccanicità, a condizionamenti tipici della nostra cultura.

Emozione come possibilità

E comincerete a gestire le emozioni in maniere differente rispetto a come siete abituati. Naturalmente, alla base di tutto c’è l’imparare a conoscersi.

“Conosci te stesso”,
diversamente, non è possibile gestire nulla
e le cose ci accadono.
Se ci siamo, siamo noi a decidere.

Il destino

Se voi non scegliete, le cose accadono comunque, solamente che voi non ne siete partecipi.
Per cominciare a divenire elementi attivi nel vostro destino,
dovete cominciare ad esserci, sapere e riconoscere la vostra volontà e combattere l’automatismo in generale.
Successivamente, fare delle scelti coscienti.

Le scelte coscienti sono pericolose, perché nessuno può essere sicuro che la sua scelta sia giusta, quindi si rischia. Muoversi è pericoloso, ma è anche un’opportunità.

Comunque le cose accadono, che voi ci siate o non ci siate.
Molte persone incontrano il loro destino sulla strada che avevano intrapreso per evitarlo.

Per avere un destino consapevole bisogna spezzare il meccanismo dell’automatismo, aver compreso di poter fare e fare consapevolmente, cominciare a partecipare coscientemente ai cambiamenti, con energia.

L’uomo ha la capacità
di organizzare il proprio destino.
Voi potete fare, fare delle scelte.

L’importante è che la scelta sia cosciente.
Non ci sono verità da imporre qui, sarete voi a scegliere ciò che ritenete giusto.

Se non impari a scegliere, se non impari il vero significato di responsabilità e di fiducia, tutto accadrà comunque. Il mutamento e la trasformazione sono costanti nel nostro universo. Tutto ciò che accade è un continuo altalenarsi di causa ed effetto ad ogni livello. Accettare i nostri inevitabili limiti in tutto questo è già scegliere, è già superare quel limite, è l’eterno viaggio verso la comprensione.

Dentro il cuore

Il problema non è fuori ma è dentro: il problema è nel nostro sentire.

Cerchiamo amore, ma non diamo amore.
In realtà, siamo solo capaci di chiedere:
la sindrome del miserabile sempre con la mano tesa.

Eppure non è difficile.
Provate adesso a chiudere gli occhi e mettetevi le mani sul cuore. Sentitevi.
(in un ampio spazio ci sono circa cinquanta persone che formano un cerchio largo; Sauro Tronconi è nel centro ed usa un tono di voce forte ma, nel contempo, dolce. La musica di sottofondo sottolinea le sue parole)

L’amore non accade domani,
accade ora, nel presente.
L’amore non è un’illusione, non è un’allucinazione.

Non può accadere in un altro tempo, è una di quelle cose che, come la vita, può accadere solo in un tempo, nel presente.
Provate a sentirvi adesso, sentitevi in questo presente: c’è un po’ di amore o c’è solo una richiesta d’amore?
Ma da dove partire ad amare? Dalla prima persona che incontrate: voi stessi.
Ora ripetete ad alta voce questa frase: “Mi prendo la responsabilità di amarmi, mi prendo la responsabilità di amarmi”, non di amare gli altri ma di amare me stesso.
Direte: “Ma come, non è egoismo?” No signori.
L’uomo egoista non è in grado di amarsi, perché se si amasse smetterebbe immediatamente di essere egoista.
Il primo a soffrire dell’egoismo è sempre l’egoista.
Va bene, allungate le mani lungo i fianchi e osservate tutti cosa è accaduto: Sentite dentro di voi la vibrazione, non fate analisi, limitatevi ad osservare, non preoccupatevi.
Per entrare nel cuore bisogna sfondare la corazza delle allucinazioni, dei luoghi comuni delle immagini mentali proiettate da altri nella nostra coscienza.

Per entrare nel cuore
bisogna affrontare la paura,
la paura di essere vivi,
di sentire

Ora aprite gli occhi e camminate per la stanza. Guardatevi attorno.
Vedete, il presente non richiede delle interpretazioni molto macchinose, quello che siete, lo siete ora.
Il vostro sentire adesso, nel presente è emozione!

Essere nell’amore

Il nostro problema è quello di analizzare continuamente tutto quello che ci succede e, se vogliamo parlare di cuore, il nostro piccolo fraintendimento è anche questo: ci innamoriamo e analizziamo il nostro amore.
La nostra mente, la nostra forma mentis ci porta a fare dell’analisi anche sull’amore.
Chi arriva a fare un lavoro su di sé, un percorso di crescita, comprende che deve sganciarsi, liberarsi di alcuni meccanismi automatici che lo portano sempre a riprodurre quella stessa forma mentis.
L’amore non può essere analizzato, classificato, altrimenti lo si uccide. L’amore è una meravigliosa, originale forma di emozione composta da una infinita quantità di sfumature sempre in cambiamento. L’amore è un’emozione mutante. Questo è il suo vero segreto: è sempre un evento unico, irripetibile.

L’amore non ha consapevolezza di se stesso:
quando c’è, c’è, accade.

La nostra divisione interiore, la nostra incapacità di rapportarci in maniera banalmente semplice col sentire, con l’amore, ci porta ad essere insofferenti. Questa sofferenza l’abbiamo sperimentata tutti, è inevitabile, perché tutti avvertiamo questo profondo desiderio d’amore, d’emozione, di sentimenti. Ci muoviamo, ma non riusciamo a trovare la strada giusta, perché quelli che noi pensiamo essere i giusti obiettivi sono in realtà un fraintendimento ed il più delle volte non vediamo le cose che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente.
Una delle cose di cui un essere umano non può fare a meno è la condivisione: noi condividiamo tutto, non è vero che siamo soli, abbiamo costantemente rapporti con qualcuno e con qualcuno condividiamo.
Ma la condivisione passa sempre da quello che siamo:

se siamo confusi, condividiamo confusione,
se soffriamo, condividiamo sofferenza,
se siamo in amore, allora condividiamo amore.

In questa società, ci sono molte persone che vogliono condividere l’amore.
Sono tutte persone che vogliono sentire, che ci provano con tutta la loro buona volontà.
Probabilmente ce ne sono a migliaia, centinaia di migliaia, milioni che vogliono sentire: ma forse, la maniera giusta per sentire è uscire dal fraintendimento.
Nel fraintendimento, nella confusione non ci può essere amore.
Quando cominciamo a sistemare questa confusione, a lenire il dolore, allora si aprono dentro di noi spazi molto più ampi, spazi legati all’amore. L’amore accade tra le persone ed è una cosa naturalissima, può durare anche cent’anni tra due persone. Ma il sentire, la condizione dell’amore non può essere limitata a questo. E’ un paradosso quello dell’uomo che si dice innamorato della sua donna mentre è pronto ad uccidere qualcuno. L’amore non funziona così, o sei in amore o non sei in amore.

L’amore è uno stato dell’essere,
non una decisione.

L’incapacità di amare ci uccide, ci provoca grandi sofferenze: essere nell’amore, lasciar fluire, ci guarisce dentro e fuori.
Se cominciamo ad uscire dalla confusione, dai fraintendimenti, le cose cambiano veramente. Attendere e sperare che le cose attorno a noi si modifichino per procedere in un secondo momento con il nostro cambiamento è un’altra allucinazione: è necessario partire da dentro, da noi per poter cambiare le cose fuori.
Siamo noi i costruttori del cambiamento.

Uscire dalla confusione per entrare nell’amore.
Entrare nell’amore significa scoprire la propria forza,
la propria responsabilità.
Significa cominciare a sentire che siamo capaci di vivere,
di vivere veramente
e di essere felici.

Non abbiamo bisogno di posti paradisiaci per essere felici: possiamo anche stare a casa nostra e cambiare la qualità della nostra vita grazie a propositi grandi, che partono dal cuore, propositi avanti ed in alto. Piccole cose…
Ora provate a mettervi le mani sul cuore e sentite semplicemente che cosa dice il vostro cuore.
Chiudete gli occhi ed immaginate di essere un enorme uccello, che comincia ad alzarsi, a dispiegare le ali. Immaginate di volare. Provate a volare su, verso il sole e sentite come sta bene il vostro cuore adesso, più in alto, rilassato. Ed è in questo volo cieco che comincerete a percepire una presenza, semplicemente, vicino a voi. Lasciatevi guidare da questa sensazione. Lasciate che il vostro cuore voli nel cuore di questa presenza. Questo è l’archetipo della libertà: il volo: l’aria, il librarsi, la leggerezza.
E’ la storia della prigionia umana. Ne parlavano già i mitografi greci: entrare dalla nostra umanità, dalla nostra consapevolezza e ritrovare il nostro essere dei. Metà uomo, metà dio.
Lo si può fare questo viaggio, questo viaggio nella libertà, nel lasciarsi andare, per ritrovare dentro di sé queste forze potenti.
E’ possibile volare là in alto, verso il sole, verso la libertà. Il riconoscimento dentro di noi di questo potere rende l’uomo simile a un dio. L’unica pietra filosofale che ci consenta questa trasformazione, questa grande alchimia, la possiamo attivare noi, dal nostro interno, con la nostra coscienza, con la nostra consapevolezza.

Uscite dalla sfiducia ed entrate nel sentire.

Rendete libera la vostra vita, un po’ più leggera.
Dobbiamo tornare a sentire il nostro cuore, a sentire i nostri sentimenti veri, non esserne preda o disprezzarli, ma semplicemente imparare a vederli, senza reprimerli. Se non usciamo da questo stato di confusione, noi non possiamo andare nei sentimenti alti, nell’amore, in quell’amore che non fa distinzioni. Amore che è unione, sentire.
Se siete divisi, se siete egoisti, quale può essere la qualità di una passeggiata in un bosco o in riva al mare? Non sentite nulla. Vi perdete tutto quello che accade. Cosa vuol dire “fare l’amore” se siete egoisti? Vi perdete il sentimento. Dalla confusione non nasce niente.
Quando una persona comincia a lavorare su se stessa nasce un nuovo sentimento, un sentimento che prima, quando era confusa, non aveva mai percepito.

Questo sentimento è l’appagamento,
l’appagamento e il perdono,
la pace.

La pace è determinata dal sentire che si sta facendo e dalla soddisfazione grande di cercare di svegliarsi: questo lavoro sul nostro risveglio diventa una nostra preghiera interiore continua.
È elevarsi, è un’apertura, alzare il cuore sopra la testa.

Serate, seminari e incontri per lo sviluppo delle capacità personali e l’evoluzione interiore

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