LASCIARE SPAZIO

 

Nell’uomo o mio Re può albergare calma e quiete, ma essa non dipende da quello che all’esterno accade, ma da come l’uomo prende ciò che accade, da come ha disposto il suo animo per accogliere ciò che dall’esterno arriva, sia esso nefando o lieto. Così è per tutto, se l’animo non è pronto perché qualcosa possa entrarvi senza cozzare con qualcos’altro, è perché non c’è spazio. L’uomo che desidera il proprio bene deve imparare a crearlo.

Una vecchia storia, narra di un uomo che tutto voleva vedere, tutto voleva capire, tutto voleva avere, tutto voleva sentire, tutto voleva provare. Era un giovane uomo, mai sazio di ciò che faceva, sempre qualcos’altro agognava e così il suo tempo passava senza neanche rendersi conto di ciò che mutava, in maniera tumultuosa come le acque dopo il temporale.
Un giorno, passò dal suo villaggio un uomo che con uno strumento suonava melodie deliziose e cantava dell’amore ed egli sentì queste note, e pur preso dai suoi mille affanni, disse: “Ma io non ho provato l’amore, ho avuto sì donne, ho avuto esperienze, ho avuto la madre, le sorelle, ma io non so cosa sia l’amore.”
E allora iniziò ad andare ovunque a cercare l’amore, in ogni persona che incontrava cercava l’amore, poi non contento andava da un altra e cercava l’amore.
Un giorno incontrò una giovane donna molto bella, dolce, cui non difettava certo l’intelligenza, la conobbe, rimase ammirato, ma stette pochi giorni che già la sua mente pensava che quello non era l’amore vero.
Un giorno andando ancora nella sua ricerca, il sonno lo colse e pensò di passare qualche ora del suo tempo riposando sotto un albero, vicino alle rive del Grande Fiume. Stava per addormentarsi quando arrivò una vecchia donna. Ella, silenziosa, si guardò attorno, prese la sacca con i denari e scappò di corsa. Il giovane, cui il sonno non era ancora del tutto arrivato, se ne accorse, balzò in piedi e rincorse la donna che correva in maniera sorprendente per l’età che mostrava. E il giovane corse e la donna corse più forte, si adirò per non essere capace di raggiungerla, fino a che inciampò in una radice che sporgeva dal terreno e batté sonoramente il viso sulla terra. Si sentì tutto dolorante e stordito, il sole batteva forte. Si addormentò di colpo.

Quando si svegliò, andò per alzarsi, vide che un piede aveva difficoltà a rispondere ai suoi comandi, maledisse tutto quello che gli era accaduto, ma fu costretto a fermarsi lì. Il sole attenuò la sua luce fino a far posto alla notte, il giovane, si trascinò al riparo di un masso. Ma quella notte, per lui non fu una notte come le altre, il suo animo era agitato, ma di una agitazione inconsueta. Costretto così a fermarsi, per la prima volta guardò il cielo, guardò le stelle, si appisolò, si svegliò, sentì il fresco dell’aria, il vento, il piede che doleva e man mano che sentiva queste cose era come se qualcosa della sua fretta, della sua vita e di tutto quello che nel suo animo albergava, pian piano cadesse. Tutte quelle cose a cui aveva dato importanza ora gli sembravano futili, quando ora l’unica cosa che gli serviva era un aiuto e qualcuno che rimettesse a posto il suo piede.
E così quando arrivò la mattina e il cielo cominciò a schiarire disse a se stesso: ”In fondo sono più quieto ora così malandato, di quello che ero ieri” e cominciò a mettere le cose al loro posto, come a dare ad ogni cosa la sua giusta importanza e ad abbandonare ciò che non serviva ed era solamente un retaggio del passato. In quel momento vide una figura da lontano, la figura si avvicinò, si avvicinò e vide che era la vecchia con la sua sacca in mano. La donna si tolse il mantello che la copriva, non era una vecchia, era una donna senza un’età definita, una semplice donna, ma con occhi che sembravano penetrare dentro la sua anima. Con una voce sorridente disse all’uomo: “tieni” porgendogli la sacca “questo è il mio regalo per te”. Lo aiutò ad alzarsi ed il dolore al piede scomparve. Nel mentre passavano di lì alcuni carri che portavano merci, lo aiutò a salire su uno di questi e lo salutò con la mano mentre si allontanava.

Comprendi o mio Re? Non puoi vedere finché non lasci lo spazio perché questo accada…. Ah dimenticavo di dirti che nella città dove l’uomo arrivò, incontrò una donna e la amò, era la stessa donna che aveva incontrato qualche settimana prima e che neanche aveva visto.

Vedi o mio Re, quando l’animo è troppo pieno, nulla può vedere, per null’altro c’è posto. Occorre lasciar cadere i fardelli inutili, i vecchi pensieri, le idee di molti anni prima a cui ci aggrappiamo, i vecchi desideri e i sogni ad occhi aperti. Ogni cosa ha il suo tempo, poi deve andarsene. Se tratteniamo tutto non ci sarà poi posto per null’altro di nuovo, cercherai sempre ciò che credevi importante senza comprendere che tu sei cambiato e anche la tua ricerca deve mutare con te. Nel nostro cuore vi sono piccole stanze preziose, ma tenere troppe cose ci rende impossibile ospitarne altre nuove. Ci vuole sempre spazio per riconoscere qualcosa di meraviglioso che arriva. Ricorda, o mio Re.

 

Tratto dai racconti di Sauro Tronconi

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