ILLUSIONE E REALTÀ…. PIÙ REALE DEL SOGNO

Si narra che in antichità vi fossero due giovani, un fanciullo e una fanciulla, nati in luoghi non tanto distanti, ma abbastanza per non conoscersi l’un l’altro. Ambedue crebbero in famiglie che li amavano e che li rispettavano, ma come i genitori avevano appreso dai loro avi, ai fanciulli instillarono l’idea di ciò che doveva essere il compimento della loro vita; nessuno poteva essere completo se non attraverso l’unione fra un uomo e una donna. Questo insegnamento si radicò talmente a fondo in ciascuno di loro, che popolò i sogni sia quand’essi dormivano, sia quand’essi erano svegli e si perdevano con gli occhi a fissare un punto che non c’era nelle acque che scorrevano nel Grande Fiume. Si narra che la loro mente sognasse di ciò che sarebbe stato quel compimento nella loro vita oscurando altri orizzonti. Il fanciullo, quando il suo corpo iniziò a mostrare segni e cambiamenti che agitavano i suoi sogni notturni, sognava una donna, pur neanche sapendo come essa fosse fatta sotto le vesti, ma pur egli immaginava, pur egli sentiva quando vedeva anche solo i seni un po’ cadenti della sua nutrice oppure le gambe un po’ scoperte della madre che lavava vicino al fiume, egli sentiva come muoversi qualcosa dentro e questo muoversi qualcosa generava in lui sogni e fantasie, e la fanciulla anch’essa quando il suo corpo iniziò a mutare, cominciò a sentire strane sensazioni, anche quando solo si lavava nelle acque e immaginava i giovani che incontrava in una maniera diversa da come gli apparivano e sognava… Sognava di avere figli, sognava qualcuno che la accarezzasse, anche in quelle parti, che quasi anche lei si vergognava di toccare.

I sogni continuavano a popolare le loro notti, ma come ben si sa, i sogni non completati dall’esperienza o dalla conoscenza prendono strade inconsuete. Così questi sogni della notte diventarono sogni ad occhi aperti durante il giorno e i due giovani non vedevano quello che accadeva davanti ai loro occhi per seguire quei sogni. Non vedevano più con gli occhi, ma con gli occhi della mente; a loro sconosciuti restavano gli occhi del cuore. Molto tempo passò tempo perché in verità, nessuno di questi due giovani trovava qualcosa che nella realtà corrispondesse al sogno, e più tempo passava e più i sogni si affannavano alla mente accavallandosi l’un l’altro come le acque increspate da un forte vento. A volte nelle ore notturne, svegli, questi sogni si facevano così vivi che sembrava si potessero toccare, ma allo stesso modo svanivano appena l’alba arrivava.

Ancora tempo passò, il giovane, angosciato e angustiato da questi suoi sogni, che prima erano piacevoli, poi diventarono tormentosi si confidò a un uomo di religione, che lo invitò  a seguire la sua strada, a non pensare troppo al suo corpo, ma a dedicarsi ad un Dio. La famiglia, pur essendo una devota famiglia cercò però di allontanarlo da questa strada, allo stesso modo la giovane fanciulla si dedicò sempre di più alla cura dei fratelli, della famiglia, della casa pur di non sentire ciò che accadeva.

Un giorno, i due fanciulli ormai diventati adulti, si recarono alla grande festa che si teneva in un villaggio vicino per adorare la Dea della fertilità. Suoni, musiche, colori, la gente che danzava.
I sacerdoti e le sacerdotesse nascoste, facevano sentire le loro voci che alte si levavano sopra il fumo e l’odore dei cibi, si bevve orzo fermentato, anche loro bevvero.
Tutto questo si protrasse fino a notte fonda. Fu nel mezzo della notte che la luna cominciò a salire ed era come una grande falce col dorso che quasi toccava le acque del grande fiume di un colore arancio che poteva essere confusa con una parte di sole contornato dalle tenebre. Iniziò ad illuminare di rosso le acque.
Ambedue attratti da questo spettacolo e un po’ infastiditi dal troppo rumore e dal troppo orzo fermentato bevuto, andarono per
sciacquarsi il volto nelle acque del fiume e così si ritrovarono poco lontani. Lo sciacquettio delle acque e le gocce che colavano dai loro visi, li fece girare e, per un caso apparente, si guardarono. Non so se fu quello che avevano bevuto, mangiato, ascoltato, vissuto,
desiderato, ma i sogni della mente si acquietarono per lasciar posto solo a ciò che stava accadendo nella realtà. Si guardarono, furono quasi intimoriti. La fanciulla si era aperta la veste perché l’acqua arrivasse fin nel suo petto nella calda sera. Il giovane ero bello sotto
la luce rosata della luna. Senza accorgersene si avvicinarono e si trovarono così vicini… forse neppure loro si resero conto di ciò che accadde, ma quei sogni lontani e quei corpi così vicini… e si unirono per tutta la notte.

Alla mattina si svegliarono e ambedue pensarono di avere fatto il sogno più bello di tutta la loro vita, senza angoscia, ma solo con gioia e piacere, con il corpo appagato e la mente quieta e si resero conto che non era stato un sogno e che a volte la realtà è molto, molto meglio di qualsiasi sogno.

A volte accadono storie che sembrano sogni, anche se non sempre la realtà è bella come in questa storia. Perché bella resta la storia anche se non si conosce se i due giovani si siano incontrati ancora, oppure tutto sia finito in quel momento. A volte accade anche che
quando qualcosa distoglie la mente dal sogno perché ebbra di ciò che ha bevuto, non accada poi quello che questa storia racconta, perché in realtà la mente può lavorare molto sotto la superficie del cuore. Ma può anche accadere che se vivi ciò che vivi e se sei dove davvero sei, non c’è paura, non c’è odio, non c’è rabbia, non c’è immaginare caparbiamente ciò che si vuole; allora può proprio accadere. E non è niente di speciale, è solo esserci mentre accade, è solo lasciare che accada, senza paura di perdere il controllo.
Ogni tanto occorre che il cavaliere abbandoni le redini e che si lasci anche portare dall’istinto del cavallo e che goda di ciò che vede attorno.

Tratto da “I RACCONTI DEL GRANDE FIUME – Storie dell’essenza” di Sauro Tronconi

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